19 ottobre 2019
Storia

I sette segreti di Bologna

Ogni luogo di questo itinerario svela la natura misteriosa del capoluogo emiliano. È un viaggio nella vera e propria cultura bolognese che aiuta a comprenderne il passato in un intreccio di storie e leggende tramandate dalle diverse generazioni nel corso dei secoli.

 


Autore : Piera Pastore

Tra le vie del centro storico di Bologna si nascondono sette segreti leggendari che da sempre affascinano bolognesi e turisti

Sotto le Due Torri esiste una Bologna nascosta: è quella dei Sette Segreti, piccole particolarità e curiosità celate tra le vie del centro storico e sconosciute spesso anche agli stessi bolognesi.

Ogni luogo di questo itinerario svela la natura misteriosa del capoluogo emiliano. È un viaggio nella vera e propria cultura bolognese che aiuta a comprenderne il passato in un intreccio di storie e leggende tramandate dalle diverse generazioni nel corso dei secoli.

Quali sono quindi i Sette Segreti di Bologna?

 

Il telefono senza fili

Punto nevralgico della città e meta imperdibile per ogni turista è Piazza Maggiore, quella stessa Piazza decantata dal grande Lucio Dalla che ospita il Palazzo Comunale, la Basilica di San Petronio e il Palazzo del Podestà. Quest’ultimo, eretto nel 1200 come sede del Podestà e dei suoi funzionari, è un grande complesso architettonico attraversato da due strade che si incrociano sotto il Voltone del Podestà, una volta a crociera sostenuta agli angoli da quattro pilastri sormontati da altrettante statue in terracotta, realizzate da Alfonso Lombardi nel 1524, rappresentanti i santi protettori della città. Il Voltone era noto anticamente come luogo in cui venivano eseguite le impiccagioni come monito per il popolo in quanto visibili da Piazza Maggiore.

Proprio in questo spazio è nascosto il primo Segreto: se si parla rivolti contro uno degli angoli del Voltone, chi sta in uno degli altri angoli opposti sente chiaramente quanto appena detto. I suoni sono quindi trasmessi da un angolo all’altro come in un vero e proprio telefono senza fili. Questo canale di comunicazione a distanza era stato creato in epoca medievale per far confessare i lebbrosi.

Voltone del Bodestà, Bologna – Credit Marco Mercuri

 

L’erezione nascosta del Nettuno

Rimanendo in Piazza Maggiore e spostandosi, al lato, su Piazza del Nettuno, si erge imponente la straordinaria statua omonima. Frutto della collaborazione tra Zanobio Portigiani, Tommaso Laureti e Giambologna, il Nettuno fu voluto dal vicelegato Pier Donato Cesi per glorificare il governo pontificio di Papa Pio IV e fu terminata nel 1566. Il Nettuno è una delle attrazioni turistiche più gettonate per chi visita Bologna ma in pochi conoscono l’espediente ottico utilizzato dal Giambologna: da una particolare angolazione il dito teso del Nettuno sembra essere un fallo in erezione. Quest’illusione fu adottata dall’artista che voleva, in principio, realizzare la statua con dei genitali più grandi rispetto al risultato finale ma senza dover essere ammonito dalla Chiesa. Nella pavimentazione della piazza è collocata una pietra nera, detta anche «della vergogna» posta in un punto ben preciso che ne agevola la visione e svela il Secondo Segreto di Bologna.

Il Nettuno, Bologna – Credit Paolo Margari

 

La finestra sulla Piccola Venezia

Nel Medioevo Bologna era chiamata la Piccola Venezia perché solcata da una fitta rete di canali d’acqua lunga quasi 80 chilometri. Oggi, sotto i portici, esiste un groviglio di cunicoli e gallerie sotterranee, testimoni del lontano passato. Ma uno scorcio unico sulla Piccola Venezia è rimasto intatto: si tratta della finestra in Via Piella che si affaccia sul Canale delle Moline, il Terzo Segreto di Bologna.

È una veduta romantica e inusuale su uno dei pochi tratti d’acqua che nel dopoguerra non fu ricoperto di asfalto. Il canale delle Moline è la prosecuzione del canale di Reno, per buona parte rinchiuso tra le case e per questo in passato rimasto a lungo nascosto alla vista.

Oltre a questa sono state aperte altre vedute sul Canale delle Moline dai ponti delle vie Oberdan e Malcontenti, mentre in giro per il centro storico si sente il rumore dell’acqua, senza vederla, come nel Ghetto Ebraico, sotto cui scorre l’Aposa o all’incrocio tra via delle Moline e via Capo di Lucca, dove addirittura si può sentire il rombo del salto del Reno.

La Piccola Venezia, Bologna

 

Il vaso rotto sulla Torre degli Asinelli

Le due Torri di Bologna sono uno dei tratti più caratteristici della città e una delle attrazioni più famose. Sono collocate strategicamente nel punto di ingresso in città dell’antica via Emilia. Realizzate in muratura come poche altre costruzioni, svolgevano importanti funzioni militari (di segnalazione e di difesa) oltre a rappresentare con la loro imponenza il prestigio sociale delle famiglie costruttrici.

I nomi di Asinelli (la maggiore) e Garisenda (la minore) derivano dalle famiglie a cui tradizionalmente se ne attribuisce la costruzione, fra il 1109 ed il 1119.

Il Quarto Segreto di Bologna si trova proprio in cima ad una delle Due Torri, precisamente sulla Torre degli Asinelli. Dopo aver percorso tutti i suoi 498 scalini è possibile scorgere un vaso rotto, simboleggiante le buone qualità di Bologna nel risolvere i problemi. Peccato che fino ad ora nessuno abbia mai visto e trovato questo vaso. Forse si tratta solo di una leggenda? In ogni caso è possibile ammirare un’altra meraviglia dalla cima della torre: il panorama mozzafiato di Bologna.

Le due Torri, Bologna

 

Cannabis protectio

Lungo Via Indipendenza si trova la Torre degli Scappi, risalente agli inizi del 1200. Proprio passando sotto la torre, sulla volta del Canton de’ Fiori (suggestivo tratto di strada che attualmente ospita l’omonimo bar) è possibile leggere un’iscrizione in latino che recita “panis vita, canabis protectio, vinum laetitaossiail pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è gioia”. Secondo alcuni questa frase è dedicata soprattutto agli effetti curativi della canapa, ma in realtà il vero significato è un altro. Una volta il commercio della canapa a Bologna era molto fiorente e portava grandi ricchezze alla città, che prosperava grazie alla coltivazione di questa pianta “inusuale”.

Canabis Protectio, Bologna

 

Le tre frecce di Corte Isolani

In Strada Maggiore si trova il portico di Corte Isolani, una delle più significative testimonianze dell’architettura romanico-gotica bolognese, caratterizzato da alte stilate lignee. Proprio in questo punto se si alza lo sguardo all’insù è possibile scorgere (con non poca difficoltà) tre frecce conficcate nelle travi di legno. Questo è il Sesto Segreto di Bologna che vede protagonisti tre briganti intenzionati a uccidere un nobiluomo bolognese. La vicenda narra che i tre assassini erano pronti a scagliare le frecce contro la vittima quando furono distratti da una bella fanciulla che per lo spavento si affacciò nuda alla finestra urlando. Da qui le frecce finirono nel soffitto e ancora oggi, dopo secoli, le troviamo ancora lì, testimoni di una fortunata-sfortunata vicenda.

Le tre frecce del portico di Corte Isolani, Bologna

 

Panum Resis

In Via Zamboni, nel cuore della vita universitaria bolognese, è situato Palazzo Poggi, sede del Rettorato dell’Università di Bologna. Fu costruito tra il 1549 e il 1560 divenendo la sontuosa dimora di Alessandro Poggi e di suo fratello, il cardinale Giovanni Poggi. Nel 1803, sulle onde delle riforme napoleoniche, divenne la sede dell’Università Nazionale. Ben otto sale decorate con fregi al piano nobile, i soffitti di Pellegrino Tibaldi al piano terreno e numerosi soffitti a grottesche e affreschi sui camini rendono questo palazzo uno dei complessi decorativi a carattere privato più affascinanti dell’Italia Settentrionale.

All’interno di un’aula del Palazzo si trova l’ultimo segreto di Bologna: su di una cattedra universitaria è possibile leggere l’incisione “Panum Resis”. La scritta latina fa intendere come la conoscenza sia alla base di ogni cosa, non per niente Bologna può vantare la più antica università d’Europa.

 

 



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