21 agosto 2019
Cinema

Gian Maria Volonté, la grandezza e l’oscurità

Oggi ricorre l'ottantaseiesimo anniversario della nascita di uno dei più grandi attori della storia. Uomo complesso, di difficile decifrazione. Il suo genio collimava con un animo tormentato, che traspariva dagli innumerevoli personaggi impersonati.

 


Autore : Gianluca Magri

Per approfondire l'articolo consigliamo la lettura di
Gian Maria Volonté
di Mirko Capozzoli



In Germania Adolf Hitler diviene cancelliere del reich; negli USA termina il proibizionismo e Roosevelt viene eletto presidente; in Italia la Giulio Einaudi Editori viene iscritta alla Camera di Commercio e Primo Carnera vince il titolo di pesi massimi. Il 1933 è un anno ricco di eventi. Il 9 Aprile, in pieno regime fascista, nasce a Milano uno dei massimi esponenti del cinema mondiale e dell’antifascismo: Gian Maria Volonté.

Ci sono attori che per tutta la vita indossano gli stessi ruoli, si adeguano all’abito fatto su misura per loro. Volonté era dotato di una presenza scenica unica, in grado di dominare lo  schermo o il palco teatrale. Lo potevi ammirare nei panni di un operaio piegato dal cottimo, nell’illuminato ed eretico Giordano Bruno, nell’autorità repressiva manifesta nel capo della squadra omicidi o in quello di partigiano.

Le sue prove erano pervase da una tensione costante, un flusso di energia elettrica inesauribile. Una capacità nata dall’impossibilità di sottostare alle regole dell’istituzione e da una vita di strada che provò fin dall’adolescenza. Fino a sedici anni visse per strada, raccogliendo mele e dormendo nelle macchine che trovava aperte.

La sua introversione si sovrapponeva ad un’aggressività latente. Durante le riprese del film Quién Sabe? ebbe un alterco con il regista Damiano Damiani, che finì in una vera e propria lite. Il meglio di sé lo esprimeva proprio nei personaggi più oscuri, negli antieroi. Memorabile la sua interpretazione in Indagini su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Il protagonista, un dirigente della squadra omicidi (poi promosso alla sezione politica) uccide la sua amante e cerca in tutti i modi di farsi scoprire, inebriato dall’immunità di cui gode. Nel corso del film la sua voglia di prendersi gioco dei suoi subordinati contrasta la nevrosi nei confronti dei superiori. La sua ciclopica autostima si sgretola progressivamente quando si rende conto di non riuscire a piegare l’autorità che egli stesso rappresenta. Nel volto di chi ferocemente interroga si vede specchiato il suo riflesso.

In campo teatrale il suo talento e creatività vengono limitati dal perbenismo della società dell’epoca. Rifiutò diversi lavori perché sarebbero stati censurati, viene additato di andare contro i principi morali della religione cattolica, viene minacciato di morte. In un’epoca in cui ogni artista viveva la lotta politica come un dovere, Volonté non nascose mai i suoi ideali di sinistra, tanto da iscriversi nel 1975 al PCI. Da ammirare il suo personale Rogozin nello sceneggiato televisivo L’idiota di Dostoevskij.

La sua fama lo aiutò nella sua timidezza con le donne. Si sposò con Tiziana Mischi, attrice appena uscita dall’Accademia del Piccolo Teatro e dopo poco più di un anno iniziò una relazione con Carla Gravina, conosciuta durante le prove di Romeo e Giulietta. Racconta l’attrice che “camminammo tutte le notti per Verona e dopo venti giorni finalmente lui ebbe il coraggio di baciarmi. Gian Maria era timido, non sembrava ma lo era” (intervista a Carla Gravina di A. de la Fuente e M. Capozzoli). Da lei ebbe una figlia, Giovanna, che destò scalpore (era nata fuori dal matrimonio).

Scelse sempre film affini al suo pensiero. Negli anni ’60/’70 chi voleva cambiare il mondo (o si illudeva, punti di vista) si ispirava alle idee socialiste. Volonté ci credeva e con lui le maschere che ricopriva emanavano la fierezza contadina, la determinazione partigiana, l’anarchia banditesca. Visse e morì per la recitazione e come Molière, il palcoscenico fu il suo avello.

“Aveva capito che praticare l’arte e trasformare il mondo sono cose collegate” (Ferruccio Marotti).

Fonti:

Mirko Capozzoli, Gian Maria Volonté; add Editore, 2018.



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