14 dicembre 2019
Letteratura

Rileggere le fiabe di Hans Christian Andersen

 


Autore : Piera Pastore

Non solo racconti per bambini, Andersen ci ha regalato in eredità narrazioni contemporanee dense di significati adatte a tutte le età

 

La Sirenetta, La Principessa sul Pisello, Il Brutto Anatroccolo, La Piccola Fiammiferaia e Il Tenace Soldatino di Stagno sono solo alcuni dei personaggi nati dall’eccezionale creatività di Hans Christian Andersen che accompagnano da decenni l’infanzia dei bambini di tutto il mondo.

Nato in Danimarca a Odense nel 1805, il piccolo Hans deve a suo padre il primo contatto con la letteratura attraverso la lettura dei capolavori di Shakespeare e i racconti de Le Mille e una Notte. Anche la madre supporta l’avvicinamento del figlio al mondo dei letterati e, pur essendo analfabeta, lo intrattiene spessissimo con racconti popolari e narrazioni di leggende tradizionali. Da bambino ama inventare storie e improvvisarle con le sue marionette; è un solitario ed evita i coetanei, vergognandosi tra l’altro del proprio aspetto fisico, proprio come quel brutto anatroccolo che diventerà uno dei personaggi più famosi delle sue fiabe.

Andersen vive e cresce in estreme condizioni di povertà e rimane fin da giovane orfano di padre, che muore in guerra nelle battaglie di Napoleone. A 14 anni, già curioso e appassionato di arti, lascia la città natale in cerca di fortuna come attore e cantante e si trasferisce a Copenaghen. Ma il suo vero talento è la scrittura che scopre componendo brevi poesie mentre studia teatro.

Nel 1836 Andersen pubblica O.T, il romanzo che lo consacra all’estero. Il vero successo, però, arriva con le fiabe: Andersen è il primo scrittore nella storia a rivolgersi ai bambini, dando vita alla fiaba d’autore, propriamente intesa, o per meglio dire contemporanea. I suoi racconti nascono dal folklore popolare, da novelle tradizionali e da storie tramandate nei secoli.

Andersen raccontò qualcuna delle fiabe ascoltate da bambino, nella libera traduzione della sua memoria: il “corpus magnum” delle sue fiabe se lo è tirato fuori, pagina per pagina, dalla sua fantasia e dalla sua vita. Il racconto è suo, quello che importa è il ricordo personale: anche l’elemento, lo spunto tradizionale si piega alla sua esperienza” – Gianni Rodari.

Lo scrittore danese, infatti, mescola personaggi e storie antiche con episodi strettamente personali legati alla sua vita. Ad esempio, La Regina delle Nevi, conosciuta oggi grazie al film d’animazione Frozen, parla della sua gioventù e soprattutto del rapporto che avrebbe voluto avere con la sua sorellastra. Andersen trasfigura nelle vicende vissute dai suoi personaggi l’emarginazione e il senso di esclusione che lui stesso ha sperimentato su di sé.

Le sue favole sono racconti senza precedenti nella novellistica dell’epoca, opere originali che hanno rapito e ammaliato migliaia di persone durante gli anni e tradotte in ben 80 lingue differenti.

I racconti di Andersen affrontano un mondo complesso costellato da sentimenti proibiti, menomazioni fisiche, sangue e sofferenze. Un mondo di voci e forme i cui messaggi non sono rivolti solo ai bambini. Infatti, lo stesso Andersen ha affermato che “io scelgo un tema per gli adulti e lo racconto ai bambini, tenendo presente che il padre e la madre ascoltano e bisogna farli riflettere un poco”.

Rispetto alle fiabe tradizionali e al consueto “vissero felici e contenti”, i personaggi di Andersen sono più reali e contemporanei che mai e incarnano sentimenti e contraddizioni umane: la Sirenetta, ad esempio, stava per pugnalare il suo principe; la bambina dalle scarpette rosse era pronta ad amputarsi i piedi; molti dei suoi personaggi, come il soldatino di stagno e la piccola fiammiferaia, muoiono.

Il macabro e la morte ma anche il loro speculare contrario sono temi ricorrenti nella poetica di Andersen: per aspirare al bene, secondo lo scrittore, la condizione necessaria è la sofferenza. Il soldatino di stagno, ad esempio, solo nella morte riesce a trovare il suo amore, l’adorata e bellissima ballerina di carta.

Il poeta danese ci regala un tipo di fiaba utile alla formazione della mente e le sue favole diventano uno strumento di denuncia disarmante nei confronti della società moderna.

Ognuno di noi può ritrovare una parte di sè nei personaggi di Andersen. Chi non ha mai provato la stessa condizione del Brutto Anatroccolo? Vittima innocente di uno scherzo del destino, è destinato a pagare duramente la sua diversità subendo la derisione, lo scherno e le umiliazioni dei suoi compagni. Nel suo peregrinare alla ricerca di qualcuno che lo accolga, il Brutto Anatroccolo cerca riparo in diversi luoghi e in diverse comunità ma ogni volta i suoi sforzi si traducono in dolorosi fallimenti. Solo alla fine, per caso e con notevole stupore, viene accolto con affetto dai suoi simili, i maestosi cigni.

Non importa essere nati nel cortile delle anatre quando si è usciti da un uovo di cigno!” – Hans C. Andersen

Anche La Sirenetta è una figura malinconica e sensibile, disposta al sacrificio pur di raggiungere la tanto agognata felicità. È una storia di sofferenze, di speranze e delusioni. Nella Sirenetta siamo in presenza di un finale triste, sconvolgente, anche se intriso di profonda morale. Andersen ha usato alcuni elementi del fiabesco come appiglio per narrare un’affascinante, ma di certo malinconica, storia d’amore.

La Sirenetta, Vilhelm Pedersen

Così come La Sirenetta, anche Il tenace soldatino di stagno è una storia di oppressi, che solo metafisicamente dopo la morte si riscattano in virtù delle loro doti morali. Il cuore di stagno rimasto fra le braci rinforza in forma simbolica il messaggio che su tutte le difficoltà e i dolori della vita, l’amore vince (essendo eterno). E anche qui la diversità (il soldatino era “storpio”) è un tema centrale in tutta la narrazione.

Oggetti inanimati, elementi della Natura e tutto quanto di uso comune, diventano protagonisti di un racconto al solo scopo di evidenziare una lezione, una morale, un intento pedagogico, tanto che Hans Christian Andersen sarà un mito per la Pedagogia nascente.

Le storie di Andersen sono immortali: ci appartengono profondamente e ci regalano profondi significati incredibilmente contemporanei. L’emarginato, il diverso e i meno fortunati sono i veri protagonisti dei suoi racconti. Il lieto fine non esiste più ma lascia spazio alle amarezze e alle problematiche della vita. La tristezza, il disincanto, le delusioni e disillusioni sono quelle tipiche dell’antico genere favolistico e fanno leva su concetti universali, ben calabili nel suo tempo così come in ogni altro: povertà, lotta per la sopravvivenza, umiltà, superbia, arroganza, sentimento.

Hans Christian Andersen sposta il messaggio consolatorio su un altro piano: non basta essere un re per avere tutto, incluso non cadere mai nel ridicolo come i comuni mortali come accade ne I vestiti dell’Imperatore; non basta essere un principe per avere l’amore e la felicità dalla donna desiderata come succede ne Il guardiano dei porci; e accade talvolta che la vita ci faccia sembrare brutti anatroccoli osteggiati da tutti, eppure un giorno le nostre meritevoli capacità ci renderanno agli occhi degli altri belli come un cigno.
Re, regine e principesse sono accomunati a umili, poveri e comuni mortali, e questo per i suoi tempi, ma anche per i nostri, è davvero un messaggio consolatorio che contiene in sé un certo germe di uguaglianza sociale.

Hans Christian Andersen resta, ancora oggi, un punto di riferimento, in particolare verso la letteratura per i più giovani: il giorno del suo compleanno, il 2 aprile, viene celebrato nel Mondo con la Giornata internazionale del libro per bambini. Al nome di Andersen sono dedicati diversi premi del settore della letteratura per ragazzi, tra cui lo Hans Christian Andersen Award e, in Italia, il Premio H.C. Andersen Baia delle Favole di Sestri Levante che dal 1967 premia le fiabe inedite e il Premio Andersen, che dal 1982, premia i migliori libri italiani per l’infanzia editi nel corso dell’anno precedente.

Hans Christian Andersen by Carl Hartmann



Navigando sul nostro sito accetti la privacy policy. Il sito utilizza i cookie di terze parti per profilare gli utenti