19 ottobre 2019
Storia

Torre Eiffel: storia di un simbolo

Nella giornata odierna la Torre Eiffel, simbolo francese per eccellenza, compie 130 anni. Storia di un monumento simbolo che è, al mondo, il più visitato in assoluto

 


Autore : Sara Caon

Se provassimo a fare un esercizio mentale e tentassimo di pensare ad un monumento simbolo che è diventato l’essenza stessa di un Paese, la sua immagine, la sua carta d’identità quasi, ce ne verrebbero in mente alcuni (a me sono venuti in mente la Statua della Libertà, il Big Ben, il Cristo Redentore di Rio, la Sagrada Familia, il Colosseo) e tra essi, sicuramente, c’è anche il simbolo-principe della terra francofona, la Torre Eiffel. Ebbene, proprio oggi cade il centotrentesimo anniversario della sua inaugurazione.

La data del 31 marzo 1889 era stata scelta per festeggiare l’anniversario del centenario della Rivoluzione francese e, a tale fine, era stata anche realizzata un’Esposizione Universale. Inizialmente progettata da Maurice Koechlin e Émile Nouguier (a cui poi si aggiunse l’architetto Stephen Sauvestre che la ingentilì), ingegneri della ditta Compagnie des Éstablissement Eiffel gestita e coordinata dall’ingegner Gustave Eiffel (che, specializzato nella costruzione di opere con il ferro, aveva partecipato anche alla costruzione della Statua della Libertà), inizialmente vista con critica e sospetto da parte dei parigini (tra i detrattori vi erano anche i poeti e scrittori Alexandre Dumas figlio, Guy de Maupassant, Paul Verlaine, come altri parigini convinti che il “mostro di ferro” – materiale considerato poco raffinato ed elegante per una città come Parigi – alto più di 300 m avrebbe deturpato l’architettura e la paesaggistica parigina, che non sarebbe riuscito a contrastare in modo adeguato la forza del vento – oggi sono state installate addirittura delle turbine eoliche per “sfruttare” tale aspetto – e dubbiosi che si sarebbe potuto realizzare con manodopera disposta a salire a tali altezze), fu scelta per ribadire la grandezza della Francia in Europa e nel mondo e poi “riabilitata” anche da buona parte dei parigini stessi a seguito dell’enorme mole di turisti che venne a visitarla nell’Esposizione Universale (circa 2 milioni di visitatori).

Furono necessari quasi 300 operai per completarla ed il cantiere che l’ingegner Eiffel realizzò fu innovativo e molto sicuro, per l’epoca e le condizioni, di modo che potesse essere quasi impossibile per gli operai cadere nel vuoto. L’unica vittima fu un operaio italiano, tale Angelo Scagliotti, che tuttavia cadde non durante i lavori ma, appena prima dell’inaugurazione, salendo a visitarla con la moglie. Nel giorno dell’inaugurazione Gustave Eiffel percorse, con un piccolo gruppo di collaboratori, tutte e 1710 i gradini della Torre, issando sulla sua cima il tricolore francese ed intonando La Marseillaise.

Conclusasi l’Esposizione, si pensò di distruggerla: così infatti era stato deciso preliminarmente, dato che avrebbe dovuto servire solo come “fiore all’occhiello francese” in occasione dell’Esposizione Universale, per celebrare anche il progresso industriale dell’epoca. Tuttavia, data la facilità di trasmissione delle onde radio dalla sua sommità, si pensò di lasciarla in vita proprio a questa funzione (fu infatti installata una stazione radio permanente), oltre che al turismo sempre più crescente.

Dalla sua inaugurazione fino al 1930, quello che è oggi il simbolo di Parigi fu l’edificio monumentale più alto al mondo (poi superato dallo Chrystler Building di New York) e ancora oggi, a seconda della temperatura, la sua altezza può variare, causa la dilatazione del metallo che può giungere anche a più 15 cm. Il colore, invece, della Torre viene dato circa ogni sette anni, con tonalità differenti tra il rosso, il marrone e il bronzo, dalla più scura alla più chiara man mano che si sale dal basso verso l’alto, di modo che venga percepita uniforme (mentre la prospettiva umana la percepirebbe non uniforme se venisse tutta data nella stessa tonalità). Alla base vi sono incisi i nomi di 72 scienziati ed ingegneri francesi, nomi fortemente voluti dall’ingegner Eiffel contro le proteste sorte a Parigi contro la sua costruzione.

Dal 1991 quello che è stato definito da Émile Zola come «un faro abbandonato sulla terra da una generazione scomparsa, da una generazione di giganti» è patrimonio mondiale dell’Unesco, dall’anno 2000 illuminato come siamo abituati a vederla oggi, cioè con circa 20.000 lampadine a 6 w, collocate in piccole scatoline attaccate alla struttura. Uno spettacolo inimitabile.

 

Fonti:
– Jill Jonnes, Storia della Tour Eiffel, in Saggi. Storia e scienze sociali, Donzelli Editore, 2011.



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