21 agosto 2019
Letteratura

Pablo Neruda: tra poesia e rivoluzione

Poeta “della dignità umana violata” e premio Nobel per la letteratura, Neruda è stato anche un grande diplomatico, un politico determinato, un senatore del partito comunista cileno e un grande uomo dall’animo sensibile, coraggioso ed elegante.

 


Autore : Piera Pastore

Per approfondire l'articolo consigliamo la lettura di
Poesie d'amore e di vita
di Pablo Neruda



La pazzia, una certa pazzia, va molte volte a braccetto con la poesia” – da Confesso che ho vissuto di Pablo Neruda.

Pablo Neruda, pseudonimo di Neftali Ricardo Reyes Basoalto, nasce a Parral in Cile il 1 luglio 1904. Dopo appena un mese di vita rimane orfano di madre e insieme al padre, José del Carmen Reyes Morales, si trasferisce a Temuco con la matrigna, Trinidad Candia Marverde.

Fin da giovanissimo Pablo è affascinato dalla letteratura, anche grazie al sostegno della sua insegnante e poetessa, Gabriela Mistral, futura vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1945. La Mistral avvicina il giovane Neruda alle opere dei più grandi scrittori russi, riconoscendo in quel bambino un grande talento destinato a fare la storia. Nonostante l’opinione contraria del padre che cerca in tutti i modi di ostacolarlo, a soli 19 anni Pablo pubblica il suo primo volume in versi, Crepuscolario, seguito, a un anno di distanza, da Veinte poemas de amor y una canción desesperada, una raccolta di poesie d’amore di stile modernista ed erotico. In questo periodo il poeta vive in uno stato di totale miseria che lo aiuta, però, a sviluppare la sua creatività e a rendere le sue prime poesie dei veri e propri capolavori della letteratura latino-americana moderna.

Proprio la sua tragica condizione di povertà lo porta ad accettare nel 1927 un incarico da console onorario nel Sudest asiatico, in Birmania, dove vive alcuni anni di immensa solitudine. In questo periodo sposa la sua prima moglie, la banchiera olandese Maryka Antonieta Hagenaar Vogelzang. Insieme alla poesia, Pablo inizia così un’intensa carriera da diplomatico che lo porta a diventare ben presto console a Madrid. In questa città entra in contatto con alcuni intellettuali di spicco dell’epoca, con altri scrittori come Rafael Alberti e Federico García Lorca e con il poeta peruviano César Vallejo. Durante la permanenza nella capitale spagnola nasce, inoltre, la figlia Malva Marina Trinidad, affetta da idroencefalite di cui muore in tenera età. Sarà proprio lo stato di frustrante prostrazione e incurabilità dell’unica figlia avuta dal poeta la causa vera dei dissapori sempre più insopprimibili che portano ad una crisi familiare con la Hagenaar, giunta al culmine a seguito della frequentazione di Neruda con l’argentina Delia del Carril, che diventerà la sua seconda moglie. A Madrid Neruda assiste allo scoppio della guerra civile spagnola e ai soprusi compiuti dai fascisti di Francisco Franco. Da qui arriva la sua svolta a sinistra e la sua, sempre maggiore, vicinanza al comunismo e ai principi marxisti, soprattutto dopo l’uccisione dell’amico e poeta Federico Garcia Lorca da parte delle forze di Franco.

Città a lutto, scavata, ferita rotta, battuta, bucherellata, piena di sangue e vetri rotti, città senza notte, tutta notte e silenzio, e scoppi ed eroi, ora un nuovo inverno più nudo e più solo, ora senza farina, senza passi, con la tua luna di soldati” – da La Spagna nel Cuore di Pablo Neruda.

Negli anni successivi, Neruda conferma l’adesione al comunismo ed esprime la sua ammirazione per l’Unione Sovietica – anche per il ruolo decisivo svolto nella definitiva sconfitta della Germania nazista – e per Stalin, a cui dedicò una composizione, in occasione della morte. Le rivelazioni successive sul culto della personalità del leader sovietico e sulle purghe staliniste spinsero, però, Neruda a cambiare opinione, facendo autocritica e rinnegando l’ammirazione espressa in precedenza: nelle sue memorie manifestò il suo rammarico per aver contribuito alla creazione di un’immagine non reale di Stalin

Nel 1943 Pablo torna in Cile e due anni dopo viene eletto senatore del Partito Comunista. Da grande sostenitore del candidato Presidente del Partito Radicale, Gabriel González Videla, conduce con entusiasmo la sua campagna elettorale portandolo alla vittoria delle elezioni. Purtroppo, il governo di Videla si trasforma ben presto in un governo autoritario da cui Neruda prende subito le distanze. Simbolico e decisivo fu il discorso di accusa del poeta davanti al Senato Cileno contro la violenta repressione di Videla nei confronti dei minatori in sciopero nella regione di Bío-Bío a Lota, dell’ottobre 1947: i manifestanti vennero imprigionati in carceri militari e in campi di concentramento nei pressi della città di Pisagua. La reazione immediata di Videla fu l’emanazione di un ordine d’arresto contro Neruda, per sottrarsi al quale il poeta si vide costretto ad intraprendere un duro periodo – 13 mesi – di fuga, nascosto da amici e compagni.

Neruda vive, quindi, un periodo da clandestino, scegliendo di non abbandonare i suoi ideali e di lottare contro le ingiustizie e la povertà. È proprio questo uno dei suoi momenti più creativi e il periodo più proficuo per la sua attività di scrittore: conclude Canto General, il suo volume più ambizioso, e scrive oltre 41 libri. In Messico durante la sua clandestinità, inoltre, conosce la sua futura moglie Matilde Urrutia.

Al termine del mandato di Videla, nel 1952 Pablo può finalmente tornare in patria dove continua con fervore l’attività di politico, prendendo ad esempio posizione contro gli Stati Uniti durante la crisi dei missili di Cuba (Neruda aveva sostenuto la rivoluzione cubana di Fidel Castro) e la guerra del Vietnam. Ciò lo rese un bersaglio per le parti più conservatrici degli USA e per l’Associazione per la libertà della cultura, organizzazione dietro la quale in realtà si celava la CIA, che cercò di minare in ogni modo la sua credibilità e la sua reputazione.

Nel 1969 Neruda viene indicato come uno dei candidati alla carica di Presidente della Repubblica cilena per la coalizione di centro sinistra, e scelto poi come candidato ufficiale del Partito comunista cileno, ma decide di ritirarsi dalla competizione elettorale appoggiando alle elezioni del 1970 il candidato socialista Allende e aiutandolo a divenire il primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile. Dal 1970 al 1972 riprende la carriera diplomatica, nominato da Allende ambasciatore del Cile presso la sede di Parigi, carica che segna il culmine della sua attività politica ma che dovette però abbandonare presto per motivi di salute.

Il 21 ottobre 1971 ottiene, terzo scrittore dell’America Latina dopo Gabriela Mistral nel 1945 e Miguel Ángel Asturias nel 1967, il Premio Nobel per la letteratura. Al suo primo ritorno in patria, l’anno successivo, viene trionfalmente accolto in una manifestazione presso lo stadio di Santiago. Di questi anni sono anche le sue ultime pubblicazioni in vita, La espada encendida e Las piedras del cielo, edite durante il soggiorno parigino.

Pablo Neruda muore il 23 settembre 1973, dopo aver assistito al colpo di stato del generale Augusto Pinochet e alla morte dell’amico Salvador Allende, suicida durante l’assalto al palazzo della Moneda.

Il suo funerale fu uno dei primi momenti di opposizione alla dittatura, poiché avvenne nonostante la presenza ostile e intimidatoria dei militari a mitra spianato che guardavano a vista i partecipanti. Molti dei partecipanti inneggiarono ad Allende, ma i soldati non osarono intervenire; in seguito, però parecchi tra i presenti finirono poi desaparecidos o furono arrestati.

La morte di Pablo Neruda rimane tutt’oggi un mistero non completamente risolto. Nel 2013 la salma del poeta è stata riesumata a seguito delle dichiarazioni dell’ex autista Manuel Araya a un giornale messicano. Araya disse che Neruda gli telefonò dall’ospedale nel quale era ricoverato dicendo di aver subito un’iniezione nello stomaco mentre dormiva. I resti del corpo di Neruda sono quindi stati esaminati da centri di medicina legale di quattro diversi paesi per confermare la causa della morte. Gli scienziati concordano sul fatto che Neruda non sia morto naturalmente. Infatti, si è scoperto che il certificato di morte risulta essere un falso; inoltre, nei resti del corpo dopo la riesumazione è stato trovato un batterio non canceroso che potrebbe confermare la tesi dell’omicidio per avvelenamento. I familiari di Neruda hanno opinioni differenti sulle ipotesi di avvelenamento, alcuni le ritengono sensazionalistiche, altri sono convinti che siano fondate: in generale, i sostenitori della teoria dell’avvelenamento credono che il poeta sia stato ucciso in quanto oppositore del regime militare che si era da poco instaurato in Cile.

La poesia di Pablo Neruda continua a vivere nel tempo, simbolo della libertà di un popolo e testimone della storia sudamericana del XX secolo.

Neruda fu un poeta libero e rivoluzionario e la sua poesia fu sicuramente uno strumento più forte e duraturo degli eserciti e delle armi che gli si contrapposero nella vita.

Il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua” – Gabriel García Márquez su Pablo Neruda



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