19 settembre 2019
Storia

Corea: 38° parallelo nord, The Division Bell

Storia e propaganda in quello che è considerato il paese più isolato del mondo. Che identità ha la Corea del Nord? È socialista, comunista, maoista? Pensate alla Cina maoista o all’Unione Sovietica. Questi Stati vigevano su un caposaldo a cui tutti dovevano obbedire: il partito.

 


Autore : Gianluca Magri

Marco Polo nel Milione la definiva Corai, appellativo derivato dall’antico regno Koryo, fondato nel 918 e retto dalla dinastia Wang, che governò e unificò la penisola coreana. Il nome più utilizzato dai nord-coreani è Choson (Calmo mattino), mentre per i coreani del sud è Han’guk (Paese Han); i cinesi la chiamano Haedong (Paese ad est del mare). Per tutti i coreani invece è semplicemente Uri nara, il nostro paese.

Corea del Nord: dalla dominazione giapponese a Kim il-Sung

La prima volta che due paesi si disputarono sulla carta la Corea fu nel 1896 a San Pietroburgo. Gli imperi di Russia e del Sol Levante, per stemperare le tensioni crescenti tra loro, stipularono un accordo di spartizione della Corea. Con la schiacciante vittoria nella guerra russo-giapponese del 1905, i nipponici misero le mani sulla penisola, per poi annetterla nel 1910.  Il 29 agosto 1910 è ricordato dai coreani come “Il giorno in cui scomparve la patria”.

L’arrogante dominazione giapponese durò quasi mezzo secolo. Furono decenni di deumanizzazione, di repressioni; una pulizia etnica che mirava ad eliminare ogni spirito patriottico, si rivelò il mezzo esatto per diffondere un nazionalismo sopito da tempo. Uscito sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale, il Giappone abbandonò la penisola. Il 15 Agosto 1945 i coreani festeggiarono la liberazione. Non sapevano che a Jalta, Stalin, Churchill e Roosevelt stavano pianificando il loro destino. Le politiche di Roosevelt sulle colonie liberate prevedevano l’indipendenza di queste solo dopo un certo periodo di “custodia cautelare”. Questo meccanismo serviva a creare una vera e propria assuefazione economica con il paese “guardiano”.

Intanto gli esuli politici rientrarono in patria; tra questi un giovane della resistenza che si era distinto in Manciuria. Si chiamava Kim Songju, successivamente conosciuto come Kim il Sung. Gli Alleati stabilirono un periodo di transizione di cinque anni. Decisero di formare una commissione mista: l’URSS avrebbe controllato il nord (tramite Kim il-Sung) e gli USA il sud (con Yi Sungman alla guida del governo).

Rimane il mistero su chi fece fuoco per primo, ma non si hanno dubbi sulla data: il 25 giugno 1950 scoppiò la guerra di Corea. Se l’appoggio statunitense al Sud era totale, nel Nord la situazione con l’Unione Sovietica era più complessa. Stalin era riluttante ad entrare in guerra a fianco di Kim il-Sung. Sembrava anzi che attendesse che USA e Cina (Mao Zedong appoggiò la causa nordcoreana dall’inizio) si logorassero per trarne successivamente vantaggio.

Tutte le battaglie, le occupazioni e le conquiste di entrambe le parti furono vane. Dopo tre anni e quasi tre milioni di morti, nel 1953 fu firmato l’armistizio che riportava la situazione a prima del conflitto. Nessuno guadagnò o perse territori. Tutti guadagnarono insanabili ferite. Nel Sud, Yi Sungman mantenne il potere fino al 1960; nel nord Kim il-Sung fondò una dinastia che perdura ancora oggi.

Kim il-Sung Superstar

Che identità ha la Corea del Nord? È socialista, comunista, maoista?

Pensate alla Cina maoista o all’Unione Sovietica. Questi Stati vigevano su un caposaldo a cui tutti dovevano obbedire: il partito. Il partito veniva prima di tutti, persino (soprattutto dopo Mao e Stalin) prima del leader. Dunque il nuovo giocattolo di Kim il-Sung doveva possedere dei meccanismi diversi.

Qual è l’elemento in cui un popolo si identifica maggiormente e in cui continua a credere anche a distanza di secoli?

La religione.

Kim conosceva molto bene quanto la religione agisca sulla gente. Lo zio materno era stato un importante pastore protestante prima della divisione. Dalla fede dei devoti, al portafoglio degli scaltri. Se seguite me, vi condurrò in paradiso. Una delle prime cose che fece fu di abolire la religione, chiudere le chiese, bandire la Bibbia. Si appropriò dell’immagine salvifica di Cristo e la cucì sulla sua persona. Le radio, i giornali parlavano di lui come un essere superiore, in grado di compiere miracoli. Poteva far sbocciare i fiori di ciliegio o diffondere la nebbia intorno ai nemici, per proteggersi dai proiettili. Se un marinaio invocava il suo nome, poteva far cessare le tempeste. Il cinema coreano è avvolto da un nazionalismo estremo, in cui quando non si narrano le imprese audaci dell’esercito, si mostra una storia in cui la Corea è sempre la protagonista indiscussa.

Il Grande Leader era nato in un campo militare siberiano. Questo poteva mettere in dubbio la sua divinità; decise che il luogo appropriato per i suoi natali fosse il monte Paektu, luogo dove si raccontava fosse nato il popolo coreano. La sua nascita fu annunciata da una stella e da un doppio arcobaleno (un vero artista del bricolage). Possedere il potere dell’onniscienza non è cosa da tutti. Non c’era campo in cui Il Grande Leader non fosse un esperto: dalla danza classica all’ingegneria, dall’agricoltura agli scacchi. Ogni manuale e studio era approvato dal nuovo Dio, che ne correggeva gli errori.

Ovviamente una tale propaganda ai nostri occhi può sembrare assurda, ridicola. Come può un’intera nazione credere a delle idiozie del genere? Pensate ai cestini dei rifiuti. Fin da bambini veniamo educati a gettare la sporcizia in appositi contenitori. Quando diventiamo adulti ci viene naturale buttare le bottiglie vuote nell’immondizia e non dentro al letto.

La scuola e l’istruzione giocano un ruolo importante nello sviluppo di un bambino. Un individuo educato fin da quando ha capacità cognitive necessarie per emettere suoni ad intonare canzoni che parlano dei miracoli del Grande Leader e della patria, riterrà perfettamente naturale un sistema come quello coreano. In realtà il comportamento umano non si può incasellare e prevedere, per cui una mattina un coreano può svegliarsi e realizzare che tutto quello che lo circonda è una messinscena e decidere o no di farne parte.

Alzati e cammina

Il momento di svolta nella storia nordcoreana è certamente il Luglio 1994. Tutti noi sappiamo che non esistono Dei mortali. Immaginate lo sconcerto e lo sgomento nell’apprendere che il Padre, il Dio in cui credevi è morto. Per di più morì di un comune attacco cardiaco. Kim il-Sung, definito dai media nordcoreani il più grande genio della storia, lasciò la Corea in una disastrosa condizione economica e diplomatica.

Un paese povero di risorse energetiche e alimentari come quello coreano doveva la sua sopravvivenza alla dipendenza verso altri paesi. Dopo la caduta del muro di Berlino e la conseguente rovina dell’Unione Sovietica, la Corea del Nord si ritrovava senza la sua principale forma di sostentamento. L’ostilità attirata dalle potenze occidentali per la questione nucleare e la disfatta dei governi comunisti (la Cina era ormai comunista solo in superficie) la risvegliarono dalla fragile beatitudine in cui galleggiava. La Cina la considerava ormai solo un peso, un residuo di un passato ormai lontano. La nuova Russia che cercava un’apertura verso occidente considerava un fastidio quel paese sfiorato solo dai propri confini. Con l’assenza di elettricità le fabbriche di acciaio, principale motore del paese (insieme al minerario) chiusero i battenti.

Il successore designato fu il figlio Kim Jong-il. Il paese era preda della più terribile carestia della sua storia: le dinamiche agricole “eccezionali” sperimentate dal Grande Leader avevano contribuito alla rovina dei campi, insieme ad un clima non certo favorevole. La popolazione non si era mai preoccupata di un’eventuale carestia, perché lo stato provvedeva alla distribuzione alimentare (così come in campo immobiliare alla distribuzione di abitazioni). Ora era giunto il momento di ricorrere a qualsiasi espediente per evitare di morire di inedia: si aprirono i primi mercati neri di generi alimentari (proibiti dal governo) in cui i commercianti mettevano in vendita ciò che coltivavano nei piccoli orti segreti dietro casa; si diffuse la prostituzione.

Intorno al 1998 finalmente il peggio passò. Nonostante tutti gli sforzi intrapresi (e gli aiuti umanitari ricevuti), la fame si era portata via più di mezzo milione di persone.

Out of Exile?

Nel 2011 Kim Jong-il morì, lasciando il trono al figlio Kim Jon-un. In occidente è conosciuto per la sua pettinatura, per la sua passione per il nucleare e per la sua crudeltà (spesso esagerata). I rapporti con gli Stati Uniti rimangono pessimi, quelli con il Sud sembrano migliorati dai diversi incontri avvenuti tra i due leader. La cosa certa è che l’economia coreana è adesso migliorata, da quando il giovane Kim ha capito che per risalire la china, bisogna introdurre un po’ dell’odiato capitalismo. Ha introdotto le prime riforme capitalistiche della Cina degli anni ’90, sta investendo moltissimo in campo informatico. Da qualche anno esiste una classe media anche in Corea del Nord e si sa che se questa è insoddisfatta, possono nascere problemi.

L’unificazione ormai rimane un miraggio in cui solo il Nord ne trarrebbe benefici; nel ricco Sud per alcuni suona come una minaccia, per la maggior parte suscita solo indifferenza. Anche le super potenze straniere vedono l’unificazione come un pugno in un occhio. La Cina e il Giappone si ritroverebbero un vicino con l’economia di Seoul e l’esercito di PyongYang; gli Stati Uniti vedrebbero la propria posizione nel sud est asiatico indebolirsi. Se l’unità nazionale sembra impossibile, l’isolazionismo sembra sgretolarsi piano piano.

Forse la Corea del Nord non rimarrà così per sempre. Forse un giorno si potrà guardare indietro e pensare alla dinastia Kim come ad una singolare parentesi che la Storia ci ha consegnato.



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