19 settembre 2019
Arte

Leonardo Da Vinci, colui che unì arte e scienza

La figura di Leonardo da Vinci ha affascinato e continua ad affascinare generazioni di studiosi. Leonardo da Vinci fu il perfetto esempio di come l’arte e la scienza possano formare un sodalizio umano tutt’altro che contrastante: e non si tratta solamente di unione degli opposti, si tratta di qualcosa di più, che potremmo definire armonia.

 


Autore : Maria Grazia Roversi

Per approfondire l'articolo consigliamo la lettura di
L' uomo e la natura
di Mario De Micheli



 

Lo studioso nato nel 1452, scienziato, artista, ingegnere, musicista, e la lista potrebbe proseguire ancora per molto, non è considerato a caso un genio con pochi pari nella storia dell’umanità.
Da Vinci fu l’emblema del Rinascimento, della voglia di sapere e di spingersi oltre nel cammino della scoperta e della conoscenza di ogni singola cosa: dal volo degli uccelli, all’anatomia di quel capolavoro che è la mano, allo studio della natura, fino alla progettazione di complesse opere idrauliche il cui funzionamento è studiato ancora oggi.

Una formazione poliedrica 

Ma che tratto univa Leonardo Da Vinci all’arte?
Sappiamo che il giovane Leonardo venne inviato dal padre alla bottega di Andrea del Verrocchio, uno dei maggiori artisti di Firenze. Qui imparò l’arte del disegno, della prospettiva e della pittura, per poi passare alla scultura. Possiamo quindi ritenere con certezza che Leonardo Da Vinci ebbe una formazione in primis artistica: nei suoi quadri, che mostrano di anno in anno una maturazione e perfezionamento frutto di applicazione costante, l’osservazione della natura e delle cose, delle persone e dell’anatomia è innegabile. Nei quattro anni silenziosi, quelli che intercorsero fra il 1474 ed il 1478, nei quali Leonardo non diede traccia delle sue opere, possiamo presumere che il ragazzo, all’epoca ventenne, si cominciasse ad avvicinare all’anatomia, alla fisica, alla meccanica. 

Arte e scienza, la scissione impossibile

Per Leonardo, un giovane ardente che voleva conoscere, passare con naturalezza da una disciplina all’altra era un tutt’uno. Forse solamente guardando alla sua formazione in chiave olistica possiamo capire perchè l’arte gli è poi tornata tanto utile nei suoi studi e nei suoi progetti di ingegneria e fisica, e perchè il suo occhio critico ed osservatore gli sia valso la fama di pittore e artista autore di capolavori misteriosi come “La Vergine delle Rocce”. Giulio Carlo Argan ha sostenuto in merito che Leonardo guarda realtà e natura con gli occhi dello scienziato, e che nella “La Vergine delle Rocce”, “non è un paesaggio veduto né un paesaggio fantastico: è l’immagine della natura naturans, del farsi e del disfarsi, del ciclico trapasso della materia dallo stato solido, al liquido, all’atmosferico: la figura non è più l’opposto della natura, ma il termine ultimo del suo continuo evolvere”.
La sua “Gioconda”, probabilmente il suo quadro più famoso (ma non è detto che sia il più misterioso) è elogiato per quell’aura di non detto, di silenzio, per quel sorriso misterioso. Che quel quadro conoscesse il segreto di Leonardo Da Vinci?
Non c’è in lui scissione fra arte e scienza: è tutta pura bellezza, tant’è che egli le applica assieme con disinvoltura, e si serve dell’una per migliorare l’altra. Il suo “Uomo Vitruviano” è l’esempio senza bisogno di commenti di questa sua armonia interiore, così profonda, così matura, così completa da parlarci ancora oggi di bellezza.



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