numero 19
10 febbraio 2019
Letteratura

Il Maestro e Margherita: un elogio all’Amore

Opera dello scrittore russo Michail Afanas'evič Bulgakov, è da molti ritenuta la sua opera più complessa, simbolica, profonda e ricca di significati nascosti

 


Autore : Maria Grazia Roversi


Un’opera diabolica

Non stiamo parlando di un libro normale, ma di un’autentica opera diabolica, che non tutti riescono a finire di leggere. Scritta fra il 1929 ed il 1939, il Maestro e Margherita è un’opera favolosa, il parto geniale di una mente fervida come quella di Michail Bulgakov, scrittore nato a Kiev nel 1891 e vissuto nella Russia di Stalin. Il Maestro e Margherita nasce già come romanzo particolare: esce sotto forma di manoscritti sulla rivista Moskva, sottoposto a censura. Bulgakov non confidava nella pubblicazione di questo libro: sapeva che la pressante forbice della censura sovietica si sarebbe abbattuto sulla sua migliore opera. Così, pezzo per pezzo, la rivista Moskva snocciola l’opera parte per parte. La censura ne intacca la bellezza, che oggi noi possiamo godere appieno.

Un’opera difficile da digerire?

Il Maestro e Margherita è una sottile allegoria, un lungo discorso con sé stessi che parla dell’esistenza di Dio, dell’esistenza del Demonio, della sempiterna forza dell’amore.
Un’opera, questa, che non è facile da leggere. Un po’ per l’orgia colorata di personaggi che anima le pagine del libro, un po’ perché è un romanzo nel romanzo, che a fianco della vicenda dei protagonisti ci parla del personale dilemma di Ponzio Pilato, un personaggio che da sempre affascina la letteratura ma che in pochi casi è stato dipinto in modo così puntuale, preciso, raffinato, inquieto. E’ forse lui, ognuno di noi, il vero protagonista del romanzo, con le sue inquietudini, le sue manie, i suoi dubbi, il suo perenne e simbolico mal di testa?

La forza dell’Amore, la retorica del Bene e del Male 

Fra magia e stregoneria, gatti diabolici parlanti, il sommo potere dell’amore, Bulgakov prende il lettore per mano, lo avverte della complicazione che la sua opera incarna, e previa sua accettazione (non tutti riescono a terminare il romanzo) lo conduce con sé nelle viscere di un romanzo fantastico, senza tempo, anche se è ben collocato nella Russia stalinista.
Il male ed il bene si sfiorano, perdono colore, la fantasia si anima e diviene il pretesto per raccontare la realtà.  Sullo sfondo di una Mosca infuocata e pregna di bellezza, Bulgakov ci parla dei drammi eterni dell’uomo, dei suoi difetti, della pazzia, della forza salvifica dell’amore, del sacrificio. Non è spicciola retorica su bene e male, Il Maestro e Margherita.
E’ un sommo capolavoro al quale avvicinarsi con rispetto, in punta di piedi, consci del fatto che ad ogni lettura un dettaglio ci trascinerà di nuovo in un’interpretazione nuova, sconvolgente, magica come la scrittura di Bulgakov.

Roversi Mariagrazia



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