numero 19
10 febbraio 2019
Letteratura

Come ci parla oggi Dostoevskij

Lo hanno chiamato ‘romanzo psicologico’, ‘romanzo della redenzione’. Di sicuro c’è che ‘Delitto e Castigo? di Fedor Come ci parla oggi "Delitto e Castigo" di Fedor Dostoevskij è uno dei più grandi romanzi mai pubblicati nella storia dell’umanità. Ecco come ci parla, proprio oggi, nella vita di tutti i giorni

 


Autore : Maria Grazia Roversi


Una storia antica ed attuale

‘Delitto e Castigo’ è una straordinaria storia di colpevolezza, di comprensione di sé, di sfioramento della follia, e quindi di redenzione.
Se proprio bisogna essere precisi, la redenzione della quale tanto si parla coinvolge appieno Raskol’nikov, lo studente di legge divenuto assassino e convinto della relatività del bene e del male, solamente nel finale. Poche, consolatorie pagine alla fine del romanzo che ci parlano di una rinascita interiore del protagonista di questa tormentata storia. Tutto il corpo del romanzo, dalla narrazione dell’omicidio in poi, si concentra piuttosto sulla ricerca di un senso e di una giustificazione e sulla presenza di quella bella anima di Sonja, la giovane prostituta che sarà il cardine per la conversione dello studente assassino.

Una conversione finale, la salvezza per mezzo della sofferenza

Tutte le conversazioni, i deliri e le riflessioni del protagonista prima di quel momento sono ‘prodromiche’ rispetto al lieto fine del romanzo. Questo epico e lunghissimo romanzo ci narra della purificazione che avviene solamente per tramite della sofferenza, necessaria e salvifica.
La salvezza, sembra dirci Dostoevskij, non è né gratuita né scontata.
Una purificazione, anche fino a toccare la follia, sembra essere necessaria. Come conciliare un’epopea umana come quella dello studente con la nostra società odierna?

Come ci parla ‘Delitto e Castigo’ oggi

Innanzitutto tanti sono i tratti di similitudine che si riscontrano fra la vicenda di Raskol’nikov e la vita di tante persone oggi. Senza giungere all’apoteosi dell’omicidio, la vita di ciascuno è segnata da sensi di colpa, talora per fattori che non possono essere più modificati.
La ricerca spasmodica di una giustificazione è il primo passo da percorrere: ma quante volte la nostra società ci invita a fermarci a questo livello, senza progredire oltre? Quante volte sembra sufficiente una scusa, una giustificazione più o meno articolata, qualsiasi cosa pur di non giungere a quella sensazione di sofferenza dalla quale non sembra esserci via d’uscita?
La bellezza del romanzo di Dostoevskij sta anche nel mostrare che la via della redenzione non è una via larga e spianata. Bisogna cercarla, e cercarla per mezzo degli altri.
Il romanzo è permeato dalla filosofia dell’esistenzialismo cristiano, che porta lo studente a comprendere che esistono valori assoluti nei confronti dei quali non agiscano limiti etici, di bene o di male.
Ciascuno di noi, nella sua vita di ogni giorno, può parafrasare questa condizione nella realtà che vive e rendersi conto che spesso e volentieri il relativismo può portarci a credere che fare del male possa essere, a certe condizioni, un atto di bene.
Sta alla coscienza di ciascuno di noi interpretare quei segnali che il nostro io ci invia, talora flebilmente, nella necessità di sentirsi purificato dalle azioni negative e di cercare una via per una soluzione al male che passi per la sofferenza.

D’altronde, come scriveva Dostoevskij, “La sofferenza e il dolore sono sempre doverosi per una coscienza vasta e per un cuore profondo“.



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