22 novembre 2019
Innovazione

Le parole crociate, nascita e diffusione di un passatempo intelligente

In spiaggia sotto l'ombrellone, a casa d'inverno per ingannare il brutto tempo, con gli amici per divertirsi, oppure da soli per rilassarsi... le parole crociate piacciono a milioni di persone nel mondo, che ogni giorno le praticano cercando di indovinare la parola giusta, ognuno nella propria lingua e in base alle proprie conoscenze.

 


Autore : Cristina Delfer

Ma come sono nate? L’affascinante storia della genesi moderna delle crossword inglesi, continua la passione umana per gli antichi indovinelli e i giochi d’incastro. Il cosiddetto homo ludens, utilizzando il gioco come sviluppo della cultura e dell’intelligenza, sembra l’evoluzione più vincente del sapiens visto che apprende volentieri nel divertimento.

La storia delle parole crociate

Dopo secoli di giochi di parole, dall’enigma della Sfinge di Edipo fino alle sciarade settecentesche, nel mondo contemporaneo i giochi linguistici scritti hanno fatto presto a diffondersi tra la popolazione, anche grazie alla diffusa alfabetizzazione. I cruciverba ne sono un ottimo esempio, visto che la loro nascita sembra risalire circa ad un secolo fa, quando apparve un nuovo passatempo sul New York World. Il Fun, supplemento domenicale di questo giornale, era diretto da Arthur Wynne, un giornalista inglese che nel numero del 21 dicembre 1913 pubblicò per la prima volta uno schema da lui inventato.

Privo di caselle nere e stampato a forma di diamante, diversa dai rettangoli che ormai tutti conosciamo, il cruciverba sfidava i lettori a collocare nello schema delle parole in base a delle definizioni – riportate seguendo il numero iniziale e finale di ogni riga o colonna. In occasione del debutto delle parole crociate la sfida fu decisamente semplice, per agevolare il divertimento e la conoscenza di questo piccolo rompicapo.

Per qualche anno il successo di quest’invenzione non fu eccezionale, visto che alcuni errori portavano anche i lettori a contestare la perfezione dello schema; per tale motivo, Wynne chiese aiuto ad una nuova e brillante redattrice del Fun, che arrivò a migliorarne i contenuti in breve tempo.

Margareth Peterbridge definì l’aspetto che tutti conosciamo delle parole crociate; le caselle nere che separano le parole tra loro, le incroci che aiutano l’ingegno nello sciogliere gli enigmi più raffinati. Un crescendo di difficoltà per gli intenditori, ma espresse in modo chiaro e divertente, un cambiamento molto apprezzato dai lettori del NYW.

La storia del cruciverba ebbe un seguito importante nel 1924, quando i due editori Richard Simon e Lincoln Schuster, della futura Simon&Schuster, vollero pubblicare un intero libro di cruciverba della Peterbridge. Arrivò il meritato successo, visto che l’edizione riuscì a vendere ben 110.000 copie in tutti gli States e diede il via ad una vera mania per le parole crociate.

Un passatempo che approdò anche oltreoceano, dato che già nel 1922 le crossword avevano raggiunto l’Inghilterra tramite la pubblicazione sul Pearson’s Magazine. Vennero promosse dal celebre enigmista Edward P. Mathers che, firmandosi Torquemada sull’Observer, iniziò a rendere più difficili le sfide, perfezionate poi dal suo successore Ximenes (Derrick S. Macnutt).

Una curiosità: il loro nome forse nasce da un errore, visto che l’originale Word Cross Puzzle fu poi trasformato in Cross Word Puzzle, definendo in italiano questo passatempo con la traduzione “parole crociate” e non “incroci di parole”, anche se all’inizio vennero definiti indovinelli.

I cruciverba italiani e il boom dell’enigmistica

Arrivarono in breve tempo anche in Italia, dove si fecero conoscere nel 1925 (la prima edizione fu nella Domenica del Corriere) come passatempo per chi amava le definizioni enigmatiche e la loro soluzione, gli indovinelli di parole incrociate.

Dapprima in una nicchia di appassionati e poi, dagli anni Cinquanta diffondendosi in modo più massiccio, anche grazie alla divulgazione della Settimana Enigmistica. Pubblicata per la prima volta il 23 gennaio 1932, è ancora oggi la più famosa pubblicazione del settore, che adottò fin dalle origini in modo completo la parola e la pratica delle parole crociate.

Piero Bartezzaghi divenne il re dei cruciverba, amato per i suoi incroci complessi e arguti, tra i più noti al pubblico insieme a quelli di Ennio Peres, che tormenta molti solutori online con l’ambiguo cruciverba più difficile del mondo. Bartezzaghi iniziò a pubblicarli addirittura da adolescente nel 1946 sulla Domenica del Corriere, e negli anni si perfezionò sempre di più nell’arte del cruciverba, fino a creare dei veri neologismi e diventare autore di punta della Settimana Enigmistica, con le sue famose parole crociate a schema libero della pagina 41.

La sua celebrità nel mondo dei cruciverba fu affiancata anche da quella dell’editore Corrado Tedeschi negli anni Sessanta, che fondò nel 1945 la Nuova Enigmistica Tascabile: un periodico di facile accessibilità, corredato da iniziative come premi, medaglie, raduni tra amanti dell’enigmistica. Addirittura, Tedeschi si presentò nel 1953 alle elezioni politiche con il Partito Nettista (N.E.T. era la nuova Enigmistica Tascabile).
Un altro personaggio unico nel panorama degli enigmi verbali fu Bruno Makain, che collaborò con la Settimana Enigmistica fin dalla fondazione – un record con i suoi oltre 70 anni da “crossworder”!

Sulla paternità delle crossword, l’Italia fece la sua parte, dato che nel 1961 alcuni enigmisti tentarono di dimostrare l’invenzione tutta nostrana dei cruciverba, festeggiando il centenario della nascita dell’enigmista Giuseppe Airoldi: secondo loro ne avrebbe pubblicato il primo in assoluto, di 4×4 parole e senza caselle nere, in una pubblicazione del 1890 su Il Secolo Illustrato della Domenica!

In realtà si trattava di uno dei primi giochi geometrici con parole, ispirato ai quadrati magici classici, che poteva essere una forma embrionale dei crossword di Wynne, ma risultava meno più complesso e non definito nella separazione tra parole nelle stesse righe e colonne.

Chiunque ne sia stato l’inventore, oggi le parole crociate sono così famose che ormai nessuna pubblicazione ne spiega più il funzionamento, dando per scontato che sia noto a tutti.

 

Il gioco intelligente tra incastri, memoria e conoscenze

Definizioni sintetiche che suscitano dubbi o lampi di memoria, un modulo a griglia facilmente gestibile, incastri regolari. I cruciverba sono un gioco accessibile che per chiarezza e coinvolgimento, è entrato nelle abitudini di milioni di persone, sopratutto nelle sue versioni di base. È molto amato anche perché stimola la curiosità: chi, sfiancato dai dubbi, non mai è andato a cercare qualche soluzione tra vocabolari, atlanti, e recentemente anche su internet?

Questo arrovellarsi deriva dal fatto che il meccanismo sembra facile ma, in realtà, non è così semplice conoscere e ritrovare nella memoria tutte le nozioni necessarie alla soluzione dei cruciverba, in particolare quelli più complessi.
Le crossword, infatti, selezionano il loro target in base alla difficoltà e, nonostante a volte vinca la pigrizia, è sempre consigliabile mettersi alla prova con soluzioni complicate. Aiutano a ricostruire termini dimenticati o conoscerne di nuovi, aguzzando l’ingegno – come si dichiara spesso, seguendo il titolo di un rivista enigmistica ottocentesca, L’Aguzza-Ingegno.

Il funzionamento che li crea è altrettanto complicato, e spesso per diventare dei redattori di parole crociate non serve solo un grande sforzo, ma un innato talento nei giochi linguistici e negli incastri.

Il successo delle parole crociate è globale e trasversale

Non solo per statunitensi ed europei, le parole crociate sono amate da milioni di persone nel mondo, e si sono modulate su diverse lingue nel tempo.
Nella cultura americana i cruciverba sono simmetrici, per esempio, e molto meno a schema libero come piace tanto a noi italiani. L’inizio delle risposte in USA è numerato per orizzontali e verticali, ogni risposta contiene sempre almeno 3 lettere (da noi anche due) e le caselle nere non possono superare un certo numero (circa 1/6 delle caselle totali). Spesso la forma è quadrata, mentre i nostri più celebri sono rettangolari, e per continuare con le differenze nel mondo anglosassone Inglesi e Australiani prediligono molte più caselle nere degli statunitensi.

Virando verso altre culture, mutano anche le modalità di scrittura, come per i cruciverba in ebraico da destra a sinistra. In Giappone, invece, questi giochi presentano la regola per cui gli angoli non possono essere impegnati da caselle nere. E se in Italia si possono accostare più caselle nere tra loro, questo non va bene nel Sol Levante. Insomma, le culture differenziano le parole crociate, e anche la dimensione conta visto che in Francia si usano piccoli formati da circa 10 righe o colonne al massimo, forse per agevolare un passatempo veloce.

Una nota da sapere per chi desidera cimentarsi anche con parole crociate straniere, è che se spesso in Italia ci si basa su definizioni che rispondono ad una domanda (es. la capitale della Francia con risposta Parigi), nei paesi anglosassoni sono molto più diffusi i cryptic clues.
Si tratta di indizi (clues) che vengono dati al lettore per capire la soluzione contenuta all’interno della definizione stessa; a volte sono anagrammi da fare, a volte delle inclusioni come per esempio nella definizione “la capitale in Cecoslovacchia”, indica che dentro la parola c’è una capitale e in questo caso è Oslo. Giochi di parole più complessi solo inizialmente, ma entrando nella dinamica si riesce abilmente a risolverli.

Oltre alle differenze culturali, nel tempo sono state notate dei cruciverba anche quelle trasversali alle diverse composizioni sociali: se all’inizio erano praticate dal ceto alto più acculturato o dagli intellettuali amanti delle sciarade, dagli anni Settanta in poi le parole crociate hanno trovato diffusione nel tempo libero di tutti. Anche per età, hanno aiutato soprattutto i giovani ad apprendere e gli anziani a rinfrescare la memoria, diffondendosi un po’ ovunque nella società.

Tra gli amanti dei cruciverba ci sono stati molti scrittori, come Georges Perec che ne componeva di ambigui e carichi di doppi sensi sulla rivista Point; arguzie che saranno poi raccolte in un volume intitolato Mots Croisés.

Ormai l’Enigmatologia è una vera scienza, con una cattedra universitaria negli Stati Uniti (Enigmatology, Indiana University) e il suo rettore Will Shortz vanta tra i collaboratori persino Bill Clinton. Il presidente e il professore nel 2007 si cimentarono nell’arte delle parole crociate sul New York Times, creando le definizioni per un cruciverba unico tra i migliaia della storia moderna.

Le tante tipologie di parole crociate

  • Parole crociate facilitate: alcune lettere sono già presenti nel quadro, ottime per principianti.
  • Parole crociate a schema fisso: le caselle nere sono disposte nello schema in modo simmetrico.
  • Parole crociate a schema libero: le caselle nere sono disposte senza simmetria.
  • Parole crociate senza schema: il quadro è libero, sono assenti le caselle nere e le definizioni sono fornite per riga e colonna.
  • Parole crociate crittografate: ci sono parole assenti da descrizione, definite con caselle bianche regolate dal numero che corrisponde alla lettera uguale.
  • Parole crociate a incroci obbligati: hanno un ordine casuale, le definizioni sono suddivise solo in orizzontali e verticali.
  • Ricerca di parole crociate: manca l’indicazione delle caselle nere, tranne la prima.
  • Parole crociate bifrontali: alcune parole sono scritte da destra a sinistra o dal basso verso l’alto.
  • Cruciverba sillabico: nelle caselle bianche vanno le sillabe al posto delle lettere.
  • Parole crociate a gingillo: sono presenti incroci obbligati bifrontali.
  • Parole crociate a incroci stenografici: sono presenti parole con sole consonanti (senza vocali).

Ce n’è per tutti i gusti e livelli di abilità, quindi buone parole crociate per chi le ha sottomano o le sta correndo a prendere in edicola!



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