19 ottobre 2019
Cinema

Il proibizionismo in America, materiale da film

Il 28 ottobre 1919 gli States sancivano l’applicazione di un “nobile esperimento” («The Noble Experiment»), con il Volstead Act, e cioè il bando totale dell’alcool in tutto il loro territorio. In particolare ne vietavano fabbricazione, vendita, importazione e trasporto (ma non possesso o consumo, tant’è che alcune categorie di persone – considerate “privilegiate” – potevano e continuarono a produrre e consumare alcool legalmente). Perché? Cosa era accaduto?

 


Autore : Sara Caon

Era accaduto che, terminata la guerra, fosse esploso il cosiddetto “boom economico”, che aveva avuto effetti imprevisti: tra essi, il diffondersi dell’uso di alcool in modalità impossibili da contenere (questa era anche la percezione diffusa di tale fenomeno, che arrivò infatti ad interessare trasversalmente tutte le classi sociali). Le “Società di Temperanza”, o “Movimenti di Temperanza” («The Temperance Societies» o «Temperance Movements») – piccole organizzazioni a sfondo religioso o moralistico, nate sul finire del XVIII secolo in risposta all’eccesso di consumo di alcool da parte degli uomini ed agli effetti devastanti che ciò aveva in particolar modo sulle donne (mogli, madri, sorelle che subìvano quotidianamente abusi e maltrattamenti) – acquisita nel corso degli anni sempre maggior importanza e finanziamenti, avevano fatto pressioni affinché si giungesse ad un risultato concreto. Ed ecco, il 16 gennaio 1920 entrò in vigore l’ostracismo definitivo nei confronti dell’alcol (ma, lo ripetiamo, non il consumo privato).

Ovviamente, che accadde poi? Di conseguenza, dal giorno successivo all’entrata in vigore del XVIII emendamento degli Stati Uniti, il prezzo dell’alcool si decuplicava, il fascino dell’illecito si accendeva e nasceva un fiorente mercato nero, oltre che il contrabbando. La gente voleva continuare a comprare e consumare alcolici e per questo era disposta a correre dei rischi. Negli anni dei famosi “Roaring Twentiessi affermarono così figure criminali che, proprio grazie al Proibizionismo, acquistano una notorietà inimmaginabile. Le chiamarono “gangsters” e fecero la loro fortuna con il controllo, la vendita ed il contrabbando di sostanze alcoliche. Tra esse, il più importante fu l’italo-americano Alphonse (Al) Gabriel Caponebusinessman numero uno della città di Chicago: «Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d’affari», ebbe a dichiarare – che conquistò il monopolio del mercato nero di Chicago (rivendendo l’alcool agli Speak-Easy, locali con ingresso a parola d’ordine dove venivano vendute illegalmente al pubblico bevande alcoliche) a colpi di corruzione, estorsioni, minacce, vendette, sparatorie e tipici mezzi mafiosi di tal fatta (tra cui anche il controllo sul sindaco Thompson). Capone divenne dunque un personaggio pubblico, quasi una figura mitica, candidandosi anche in politica: rilasciava interviste come una star ed al contempo teneva in scacco l’intera città. Nel 1929 il Congresso votò un ampliamento della legge sul proibizionismo e si approvò che anche il consumo di alcool era vietato. Fu di quest’anno anche la cruenta Strage di San Valentino, durante la quale gli uomini di Al Capone sterminarono i rivali del concorrente “Bugs” Moran. Solo nel 1932 fu possibile fermare Capone, contestandogli il reato di evasione fiscale (su un patrimonio di quasi 100 milioni di dollari) per il quale fu imprigionato ad Atlanta.

Molti grandi finanziatori della Temperanza (tra cui Henry Bourne Joy, della casa automobilistica Packard, e John D. Rockfeller, magnate del petrolio) in questi anni iniziarono però a porsi delle domande e a insinuare dei dubbi sulla reale efficacia del Proibizionismo: i cittadini spendevano, per bere, molto più di prima, correndo molti rischi; era esploso il consumo del Whiskey, perché più facile da trasportare della birra; il Governo statunitense aveva perso miliardi di dollari dalla perdita delle entrate della tassazione sulle bevande alcoliche, penalizzando di conseguenza le imprese (che erano state costrette a sostenere una maggiore pressione fiscale); gli Speak-Easy erano ormai ovunque. Insomma: era necessario rivedere le norme approvate. E fu nel 1933, con Roosevelt, che tale operazione fu finalmente effettuata e venne sancita la fine del Proibizionismo.

Al cinema, il Proibizionismo è stato il tema principale di molte pellicole. Citerò, per importanza e brevità, quelle che a mio parere sono le più significative. Parliamo di A qualcuno piace caldo di Billy Wilder (1959), C’era una volta in America di Sergio Leone (1984), Gli Intoccabili di Brian De Palma (1987), per finire con il recente Il grande Gatsby di Baz Luhrmann (2013). Partiamo dal primo: considerato una delle migliori commedie statunitense di tutti i tempi e vincitore di un Oscar e tre Golden Globe, A qualcuno piace caldo vede una Marilyn Monroe in splendida forma (Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale) e due fantastici Tony Curtis e Jack Lemmon impegnati in una commedia interamente in bianco e nero, ambientata a Chicago nei giorni della Strage di San Valentino. I due protagonisti (Curtis e Lemmon), musicisti bontemponi, devono scappare dopo una retata nello Speak-Easy dove suonano e, durante il viaggio, conoscono Zucchero (Monroe). Ed ecco che, tra innamoramenti ed equivoci, travestimenti e stratagemmi, i protagonisti si trovano a dover scappare più di una volta, braccati dalle gang, per riuscire infine ad uscirne vivi con un “Well, nobody’s perfect!”.

C’era una volta in America di Sergio Leone, altro capolavoro assoluto con Robert De Niro, James Woods e Elizabeth McGovern, racconta invece un’altra storia: quella, drammatica, di un gangster, David “Noodles” Aaronson (il film è tratto dal romanzo The Hoods, di Harry Grey, sotto il cui pseudonimo si nascondeva proprio il gangster David Aaronson) che, dall’infanzia nel ghetto ebraico di New York, passa a fondare una propria gang indipendente e, in piena epoca proibizionista, inizia ad arricchirsi con il contrabbando. La gang parte coll’inimicarsi il boss locale per arrivare ad ambizioni sempre più elevate, attraverso vicende drammatiche, amore, crimini e colpi di scena. Nel film-capolavoro abbiamo un Robert De Niro maestoso, oltre che riferimenti puntuali al periodo proibizionista, in particolare da notare il funerale con tanto di bara in uno Speak-Easy.

Gli Intoccabili, di Brian De Palma, ripercorre invece la vicenda dell’agente federale Eliot Ness, che decide di combattere Al Capone e riesce a processarlo per evasione fiscale, in una Chicago martoriata dal crimine. Cast stellare (Kevin Costner, Sean Connery, Andy Garcìa, Robert De Niro), cult imperdibile, anche se amaro, valse un Oscar a Sean Connery come miglior attore non protagonista. Gli Intoccabili sono loro, Costner, Connery e Garcìa, incorruttibili eppure uomini comuni, che cercano di disinfestare la città dalla brutta bestia del crimine, propagata nella figura malefica di Al Capone. Fantastica anche la battuta finale di Ness, nel momento in cui il processo si conclude (nonostante Capone avesse corrotto l’intera giuria, Ness era riuscito ad ottenere dal giudice lo scambio di giuria) e Capone viene giudicato colpevole: un giornalista gli chiede cosa avrebbe fatto se il Proibizionismo fosse finito e lui risponde “Andrò a bere un bicchiere”.

E per finire, Il grande Gatsby. Tratto dall’omonimo romanzo di F. S. Fitzgerald, girato da Baz Luhrmann con Leonardo Di Caprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, la pellicola narra la storia di un giovane e misterioso uomo d’affari, Jay Gatsby, di origine umili ma arricchitosi grazie al contrabbando, che vive in un sontuoso castello ed ogni settimana dà feste da capogiro. Siamo nei ruggenti anni ’20, lo sfondo è quello, tragico, di un amore purtroppo impossibile, davanti al quale Gatsby, tuttavia, non si arrende e che continua, senza tregua («come una barca contro corrente, risospinta senza posa nel passato»), ad inseguire perché convinto che “si possa cambiare il passato”. Eppure il suo sogno, e quello americano, sono ormai passati e, nella loro morte, spazzano via tutto il resto, nella completa indifferenza.

 

Fonti:
– Avelardo Valdez, Charles D. Kaplan e Russell L. Curtis, Aggressive crime, alcohol and drug use, and concentrated poverty in 24 U.S. urban areas, vol. 33, nº 4, «The American Journal of Drug and Alcohol Abuse», 2007, pp. 595-603.
– www.myalcaponemuseum.com
– Andrew Sinclair, Prohibition. The Era of Excess, Faber & Faber, London, 1962, p. 233



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