numero 19
10 febbraio 2019
Innovazione

L’eterno fascino del cosmo

La conquista dello spazio è ancora un mito a quasi 50 anni dallo sbarco sulla Luna? Forse si, forse no. Probabilmente, lo è ancora per alcuni, soprattutto coloro che sono già avanti con gli anni e chi dedica la propria vita all'astronomia, ma null'altro che un ricordo per tutti gli altri.

 


Autore : Andrea Massardo


La lettura politica

Questo perché il discorso della conquista dello spazio venne fuori soprattutto negli anni della Guerra Fredda, quando l’umanità sentiva di essere divisa in tre grandi blocchi: Blocco Occidentale, Blocco Socialista e Terzo Mondo. Ecco che il nostro pianeta appariva così come una casa troppo piccola per ospitare tutti quanti, viste le volontà di espansione di ciascuno degli schieramenti. Inoltre, era sentito come rischio concreto lo scoppio da un momento all’altro dell’ultima guerra finale che, con l’utilizzo dell’arsenale nucleare, sarebbe stato in grado di distruggere ogni forma di vita sulla Terra. Trovare nuovi territori da colonizzare al di fuori del nostro pianeta poteva quindi essere sentita, dalla maggioranza degli individui informati sui fatti, come l’unica via d’uscita ad una vita di eterno conflitto, con un futuro che avrebbe visto sparire ogni risorsa utilizzabile e che sarebbe perito sotto i colpi degli arsenali atomici.

Risalgono infatti a quegli anni le più grandi imprese umane nel cosmo: il primo viaggio spaziale, l’installazione dei primi satelliti, le prime prove di trasbordo fuori dall’atmosfera, la progettazione delle stazioni spaziali orbitanti e, ultimo ma non per importanza, lo sbarco sulla luna, avvenuto il 21 luglio 1969, ad opera della missione Apollo 11 e del suo equipaggio. Celebri rimarranno nella storia i nomi degli astronauti: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Sebbene in epoca moderna sia venuta fuori una remota ipotesi che tale sbarco non sia mai avvenuto, gli Stati Uniti in ogni caso ci sono ritornati anche gli anni successivi, dove invece è stata data certezza del loro allunnagio. Comunque sia, uscendo dalle ipotesi della teoria del complotto, l’avvenimento ha decretato la vittoria degli USA nella corsa allo spazio contro l’Unione Sovietica, allargando oltre i confini naturali del nostro pianeta per la prima volta gli occhi e le braccia della nostra civiltà.

Le missioni sono poi continuate da entrambe le parti (e anche dall’agenzia europea, sebbene sia sempre rimasta un po’ discosta). E’ venuto quindi il momento degli esperimenti sulle stazioni spaziali, primo tra tutti quello di vedere se l’uomo sarebbe realmente in grado di sopravvivere in condizioni estreme. Qui purtroppoabbiamo visto i primi limiti dettati dalla perdita di volume muscolare, al quale tuttavia si riuscirebbe a rispondere con dell’adeguato sforzo fisico, e le missioni sono dunque potute continuare.

Qualcosa però, dal 1991, è cambiato. L’URSS si è disciolta, e con se i fondi destinati all’esplorazione spaziale, che a dire il vero erano già anni che Mosca aveva decisamente frenato. Gli Stati Uniti, lasciati da sola nella corsa allo spazio, dato il gap acquisito con l’agenzia europea, si sono a loro volta seduti, per procedee con più calma ed in modo meno dispendioso. Inoltre, sono venuti gli anni degli incidenti del nuovo programma spaziale Shuttle, primo tra tutti il distastro dello Space Shuttle Challenger (1986) in fase di lancio, seguito dallo Space Shuttle Columbia nel 2003, questa volta in fase di rientro. Da qui in avanti, il fascino dello spazio si è spostato prevalentemente verso il pianeta Marte, con le sue prime esplorazioni compiute da remoto, tramite l’ausilio di Rover controllati a distanza (come la sonda Spirit, giunta su Marte nel 2004). Da qui in avanti, le speranze sono sempre state quelle di trovare un posto abitale nell’immenso spazio, iniziando a perlustrarlo in lungo e in largo grazie ai telescopi spaziali (quale per esempio il telescopio Hubble), i quali tuttavia non sono ancora stati in grado di produrre risultati soddisfacenti.

L’interesse delle persone è andato però via via lentamente scemando, considerando anche le mutate situazioni politiche alla base del rapporto mondiale tra i Paesi della Terra. In questo ambiente, le forze politiche stesse avevano visto cessata la necessità di una distrazione così grande per la popolazione che la tenesse lontana il più possibile dai problemi terreni, andando a limitare non soltanto gli investimenti nelle agenzie spaziali ma limitando anche fortemente la loro rilevanza mediatica. Trovando meno riscontri nella popolazioni, il colpo finale nel relegare a titolo di quindicesima pagina le missioni spaziali è venuto dall’editoria stessa, data la poca audience che portava con sé l’argomento.

 

La lettura culturale

Un’altra possibile lettura può essere data anche dai diversi condizionamenti culturali nella quale le generazioni che vivevano la propria gioventù tra il 1960 e il 1990 rispetto a quella nativa digitale. Uno scrittore visionario come Jules Vernes in fondo aveva forgiato la realtà di quegli anni, considerando come una buona parte dei suoi romanzi una volta fantascientifici erano diventati qualcosa di reale ed incredibilmente moderno. Era logico dunque aspettarsi come il futuro e come la bellezza che esso porti con sé si rispecchiasse perfettamente nelle visioni dello scrittore, alimentando a sua volta la fantasia di tutti coloro che avevano letto i suoi libri o semplicemente conoscevano il suo nome. I nativi digitali, ma anche coloro che negli anni ’90 hanno vissuto la prorpia gioventù, sono cresciuti con i libri di Asimov, celebri film come Matrix e con il Prequel di Stars Wars, che mostrava uno spazio decisamente oscuro. Lo stesso valga per la saga di MIB e i futuri apocalittici e distopici. Tutto, però, basato sulle macchine, sui robot e sui computer. Un futuro che, insomma, si svolge nella nostra Terra, sebbene completamente diversa da come la conosciamo. Difficilmente si troverà un ragazzo i sedici anni appasionato di stelle, almeno non con la facilità con cui se ne trova uno appassionato di computer e di programmazione, nonché di semplice storia dei videogiochi. Il futuro per loro, nel quale probabilmente rientro pure io, è fatto di dati e di comandi eseguiti automaticamente, non da razzi e vettori spaziali. Perché alla fine, in un mondo nuovo sarebbero da ripiazzare le linee telefoniche e della corrente elettrica, instalare satelliti e ripetitori, senza pensare al problema di collegare le comunicazioni con la Madre Terra. Una fatica assurda, tra le alte cose pure molto costosa, considerando il periodo non felice in cui versa la nostra società. Molto meglio, tutto sommato, migliorare quello che già abbiamo qui e rendere proprio la Terra la “nuova” patria del nostro futuro.

Questa piccola peculiarità che differenzia la visione del futuro delle varie generazioni ha contribuito a sua volta a diminuire l’interesse per l’argomento. Non a caso, se la corsa allo spazio fosse interesse delle masse ancora ai giorni nostri, probabilmente molte più persone cercherebbero di formarsi nel campo scientifico, mentre a conferma della tesi del precedente paragrafo sono in aumento di anno in anno gli iscritti alle facoltà informatiche. Non è escluso che, nei prossimi anni e visti anche i recenti sconquassi mondiali a livello politico, lo spazio torni il principale obiettivo per il futuro. Tuttavia però, allo stato attuale si ritrova, dal lato culturale, legato a semplici amanti della letteratura ormai passata.

 

La Lettura Economica

È impossibile effettuare un’analisi del fenomeno della discesa a picco dell’interesse dello spazio senza considerare gli enormi costi che la corsa allo spazio ha avuto per le nostre economie a livello di apparato statale. È semplice deduzione ma difficilmente lontano dalla realtà come questa spesa, in assenza di risultati concreti, abbia creato sfiducia a livello personale in buona parte di coloro che le missioni le hanno appoggiate, mettendoci in prima linea l’onore e la faccia. Col passare del tempo e la lentezza nell’ottenere i risultati attesi, buona parte di coloro che si sono messi in gioco hanno deciso di ritirarsi, per dedicarsi ad altri tipi di innovazione. Nonostante ciò, va detto che stanno entrando nel “mercato” dello spazio molte aziende private, prima tra tutte la Tesla Motors, molto attiva nel campo dell’innovazione, già capace di costruire dei razzi interamente riutilizzabili, eccezion fatta per la componente di combustibile. Tuttavia, si tratta di casi davvero isolati, anche a causa degli enormi esborsi che ha intrinseco un investimento in questo mercato, al quale soltanto i grandi magnati o le grandi cordate possono accedere, senza comunque poter dire di non subire il colpo.

 

Lo spazio potrà ancora essere la nostra casa futura?

Sicuramente si, ma è ancora troppo presto. Anche nel nostro immaginario, le cose devono ancora cambiare e oltretutto ancora non siamo pronti a livello tecnologico. Non dubito minimamente che l’interesse possa essere risvegliato in futuro anche relativamente prossimo, tuttavia oggi non è ancora quel giorno. L’uomo per natura è esplorato. Se non lo fosse, millenni fa non sarebbe mai uscito dalle foreste per colonizzare il Mondo. Dire che sia stato facile, però, sarebbe esageratamente sbagliato.

Un giorno la nostra civiltà sarà probabilmente divisa su più pianeti (sempre se non ci siamo distrutti da soli prima di riuscirci) e sarà un grande passo avanti anche dal punto di vista del sociale. Allargando gli orizzonti, i problemi attuali diventeranno incredibilmente piccoli e saranno risolti molto più facilmente con i compromessi. Se si concluderà in questo modo, la corsa allo spazio porterà con sé un futuro migliore, fatto di ingenio e collaborazione tra i popoli. Dobbiamo però munirci di molta pazienza e speranza per il venturo, accettando comunque che, probabilmente, non riusciremo né io che scrivo né voi che oggi leggete a vederlo con i propri occhi.



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