22 novembre 2019
Arte

Ron Mueck e la scultura iperrealista

L’ultima grande mostra di Mueck, nel 2013 a Parigi. Ancora una volta esposti anziani, stanchi, rugosi e lenti nei movimenti

 


Autore : Ilaria Aliquò

Ron Mueck (1958) è un artista scultore di origine australiana, residente oggi a Londra. Le sue prime opere sono state esposte al pubblico solo alla fine degli anni Novanta, in occasione della mostra Sensation 1997-1999. La ricerca di questo artista ha subito attirato l’attenzione della critica internazionale e anche del pubblico. Le sue sculture iperrealiste, hanno incuriosito gli spettatori per la loro aurea enigmatica e quasi magica, non sempre semplice da interpretare.

Dead Dad: l’opera rivelazione
Una delle sculture che alla Sensation hanno fatto più scalpore è stata il Dead Dad, “Il padre morto”. Mueck ha scelto di modellare il corpo nudo di suo padre, morto, senza omettere alcun dettaglio. La straordinaria accuratezza dei particolari (il volto esanime, la pelle flaccida, le membra abbandonate) fanno sembrare quel corpo nudo straordinariamente reale.
La genialità sta nella scelta delle dimensioni della scultura: esse sono ridottissime, solo 20 x 38 x 102 cm. Lo spettatore può inginocchiarsi e sporgersi sull’intera opera per osservarla meglio. Il corpo supino del padre di Mueck viene presentato su una bianca base marmorea, tipica delle statue classiche. L’opera è studiata perché sia in perfetta linea con lo sguardo dell’osservatore, che può abbracciarla tutta senza spostarsi di un millimetro. Non c’è bisogno di muoversi o di girare intorno alla scultura per comprenderla nella sua interezza.
Dead Dad è stata senza dubbio l’opera che più di tutte è rimasta impressa al pubblico di Sensation, perché ha suscitato un’emozione. Il pubblico non l’ha giudicata orribile né perversa, anche se decidere di raffigurare il proprio padre nudo e morente non è certo una scelta immediatamente comprensibile. Al contrario molti hanno confessato di non essersi scandalizzati e di avere rivissuto, grazie alla visione dell’opera, la loro personale esperienza di morte e di aver riflettuto su come la morte svuoti e riduca a materia inerte, anche il più attivo e affascinante degli uomini.

Dalle piccole alle grandi sculture

Mueck è un artista laborioso che produce molte opere. I suoi temi sono assai semplici e ripetitivi: un uomo morto, un neonato, una donna in un letto, un uomo con tanti capelli seduto su una sedia, un pollo. La nota atipica e originale è la scelta delle proporzioni: enormi, grandi oppure piccolissime. Mai nessuna che rispetti la realtà. Ad essere reale invece è ogni centimetro di pelle, ogni ruga, ogni capello, ogni piega di tessuto. Il prepotente realismo dell’opera, buca la realtà dell’osservatore per trascinarlo nel mondo dell’artista e lì, parlargli dritto in faccia.
L’artista chiede che sia l’osservatore a partecipare ad un dialogo con lui e che sia lui a chiuderlo con una battuta finale. Mueck non vuole essere lasciato da solo ed è in effetti quasi impossibile non partecipare alla pena, all’ansia, allo stupore che le sue opere scaricano su di noi.

2013 Fondazione Cartier, Parigi
L’ultima grande mostra di Mueck è stata a Parigi nel 2013, presso la Fondazione Cartier. Ancora una volta anziani esposti all’occhio fine dei visitatori: stanchi, appesantiti, rugosi e presumibilmente lenti nei movimenti. E poi anche neonati con le loro mamme e bambini, in una nuova riproposizione della forma umana, ritratta con dovizia di particolari, in un momento intimo e isolato, che diventa insieme pubblico e corale.



Navigando sul nostro sito accetti la privacy policy. Il sito utilizza i cookie di terze parti per profilare gli utenti