Cinema

Lotta di classe, nei film e nel cinema

La divisione che da sempre interessa la civiltà umana per classi (stranamente, in modo molto simile anche tra quelle mai entrate in contatto tra di loro, come quelle Precolombiane, quelle Indiane e quelle Cinesi) ha sempre avuto dei risvolti molto interessanti nella visione di colui che, essendo esterno alla nostra estrazione sociale, viene percepito come diverso.

 


Autore : Andrea Massardo

Quando si parla della lotta di classe, si intende quel particolare fenomeno per la prima volta in modo completo analizzato dal filosofo Karl Marx. Il tema, ampiamente trattato nella mastodontica opera “Il Capitale”, non era però originario di quegli anni (prima metà dell’800), in una società in rapido cambiamento dovuto alla rivoluzione industriale, bensì pone la sua origine con l’origine stessa della società umana. I primi esempi si hanno infatti in Mesopotamia, con l’aristocrazia terriera, ereditata poi dalle culture Egizie, Fenicie, Greca e Romana, alla quale si contrapponevano le servitù e la plebe. Persino il Medioevo, che vedeva contrapposti i Signori locali con il popolo sottoposto al regime di Corvee, ha ereditato questa concezione, arrivando fino alla Rivoluzione Francese, dove appunto la Classe meno agiata insorse contro il potere, riuscendo a sovvertire, sebbene per pochi anni, l’ordine costituito. In contrapposizione a ciò erano già nate ideologie utopistiche (basti pensare a la “Repubblica” culturale di Platone oppure a la “Città del Sole” di Tommaso Campanella) che, tuttavia, non sono mai riuscite a dare risposta al problema. Il vero cambiamento portato dalla rivoluzione industriale fu quello di elevare una classe sempre stata “border line”, a metà tra le due classi, al ruolo di classe predominante: la borghesia. Dall’inizio del 1800 in avanti, infatti, le due classi contrapposte (che si sono spinte quasi fino ai giorni nostri) sono state quella dei “Capitalisti” e quella dei “Proletari”, ossia una divisione tra chi possiede il capitale e tra chi dispone soltanto della sua prole.

 

Che cos’è la Lotta di Classe

La lotta di classe è quel particolare fenomeno che porta i vari gruppi della popolazione, associati da caratteristiche comuni (proprietari terrieri contro agricoltori, capitalisti contro proletari), a contrapporsi nella vita politica della Nazione. In realtà, il fenomeno rimane molte volte legato ad una semplice guerra ideologica, senza sfociare in veri e propri conflitti, come nel caso per esempio delle attuali Repubbliche Europee, dove le conquiste dei ceti meno abbienti sono avvenuta senza quasi nessun spargimento di sangue. Altre volte invece (come nella Francia monarchica di fine ‘700, o nella Russia del 1917) esse sono passate attraverso guerre civili, in grado di soppiantare l’ordine costituito.

In linea di massima comunque, esso si può delineare (in parziale linea con la definizione data a riguardo da Karl Marx), come l’ “Elan Vitale” che spinge l’umanità alla trasformazione economica e sociale, dove la classe dominata sfida in continuazione la classe dominante, per poterla spodestare e creare un mondo nuovo e, almeno nell’immaginario, migliore. È la spinta stessa della società verso il rinnovamento e, di conseguenza, verso il futuro e l’avanzamento della civiltà umana.

 

Conseguenze sociali della divisione per classi

La divisione che da sempre interessa la civiltà umana per classi (stranamente, in modo molto simile anche tra quelle mai entrate in contatto tra di loro, come quelle Precolombiane, quelle Indiane e quelle Cinesi) ha sempre avuto dei risvolti molto interessanti nella visione di colui che, essendo esterno alla nostra estrazione sociale, viene percepito come diverso.

Quando il dualismo era tra aristocratici e plebe, lo strumento principale di legittimazione di questa condizione proveniva dalla predestinazione di un individuo e della sua famiglia. In epoca Medioevale invece, proveniva dal passato della corte, dove gli antenati avevano per anni partecipato alle guerre di conquista e di difesa, guadagnando onore perla propria famiglia (attributo presente anche nella cultura nipponica). Dall’epoca industriale in poi invece la capacità di impresa e di gestione del proprio risparmio sono diventati fattori chiave che soltanto in un capitalista, secondo le considerazioni dell’epoca, si potevano trovare. Quest’ultima differenziazione, sebbene stia andando scemando con gli anni, forse per lasciare spazio ad una nuova concezione, è in voga ancora ai giorni nostri.

In tutte le epoche in ogni caso, le classi meno abbienti erano sempre viste come meno acculturate. Questa in primis era vista come la causa della loro stessa povertà, che non poteva che concludersi in un circolo vizioso che calava anche la discendenza nel medesimo destino. Non c’è da stupirsi da un lato, in quanto in giovane età erano sfavorite negli studi in quanto era necessario trovare presto lavoro per aiutare la famiglia e successivamente lo sforzo fisico per mantenerlo impediva di dedicarsi all’apprendimento. Questo fattore lo si incontra in tutte le epoche, dai tempi dell’aristocrazia fino ai giorni nostri, sebbene le conquiste nel campo del sociale abbiamo colmato alcune lacune, non sono state in grado di eliminarle completamente.

Al tempo stesso, le classi più abbienti sono state sempre viste come estremamente superficiali, sia nelle relazioni pubbliche che private, dedite più ad esternare la propria opulenza che ad occuparsi delle questioni fondamentali della vita e della comunità (alle quali, data la migliore formazione, avrebbero avuto il dovere morale di dedicarvisi). Inoltre, mentre le prime vedevano le seconde come incolte e rozze nei comportamenti, viceversa era presente un sentimento di invidia nello stile di vita, che ripetutamente nella storia ha portato a scontri che hanno reso difficile la convivenza.

Questo clima, ha sempre creato di conseguenza una scarsa collaborazione tra le due fazioni, rendendo difficile l’avanzamento cultura di ambedue le parti, dedite più a danneggiare l’altra (e di conseguenza, essendo dipendenti l’una dall’altra, anche sè stessa) che a collaborare per la creazione di una società migliore.

Nella storia italiana, l’unico esempio di collaborazione (durato pochi anni e nato dal genio di Adriano Olivetti) lo si può trovare nel Movimento Comunità da lui fondato nel 1947, il quale ha cercato una sintesi tra il mondo capitalista e quello proletario partendo dalle piccole realtà, senza riuscire però a portare al compimento il suo progetto, nonostante qualche risultato effettivo sia stato in quei duri anni raggiunto.

 

La Lotta di Classe nel cinema e nella letteratura

La cultura moderna (soprattutto quella post Seconda Guerra Mondiale, dove il mondo era considerato diviso in tre grandi blocchi: Capitalista, Socialista e Terzo Mondo) è stata molto impregnata dai duri conflitti che hanno interessato il mondo dei “ricchi” ed il mondo dei “poveri”.

Trovo un’esempio molto particolare nel film “The Millionaire”, ambientato in India, uno stato fortemente diviso da un sistema di caste sociali, da tempi immemori. Sebbene possa sembrare a noi molto lontano, c’è una scena dell’episodio molto significativa, che riprende l’argomento trattato nel precedente articolo.

In questa scena, il protagonista del film, Jamal Malik, viene arrestato durante la partecipazione al noto contest televisivo da cui prende il nome la pellicola, in quanto gli organizzatori ed il presentatore erano convinti stesse barando. Non per stranezze nel comportamento tenuto durante la serie di domande, bensì per il fatto che non erano in grado di capacitarsi di come un ragazzo cresciuto per la strada conoscesse la risposta a tutte le domande che gli erano state poste. Alla fine Jamal vincerà, rispondendo questa volta all’ultima domanda aiutato dalla fortuna e non dalla conoscenza che fino a li lo aveva condotto, in richiamo al celebre detto “la Fortuna aiuta i virtuosi”. Tuttavia, è importante notare come il luogo comune presente nei dialoghi dei ceti più elevati di tutto il mondo del povero-ignorante sia qui ben raffigurato, quasi come la cultura fosse privilegio dei più ricchi e non di chi, con sforzo, se la è guadagnata. Ottimo esempio di visione delle classi inferiori, forse anche per questa intuizione del regista di Bollywood il film ha avuto l’agognato successo.

Un altro film molto importante, ambientato questa volta nell’Irlanda (EIRE) dei primissi anni ’20 del secolo scorso, incentrato sulla vita di Michael Collins, dall’omonimo titolo. In quesa pellicola vengono messe in risalto le disparità sociali tra il popolo d’Irlanda (prevalentemente cattolico) proletario con gli aristocratici-capitalisti britannici, che li avevano assoggettati sin dall’occupazione dell’isola nel XII secolo e l’annessione al Regno Unito del 1521.

Per quanto riguarda il mondo letterario, il principale filone che si è occupato della lotta di classe è quello relativo ai romanzi distopici. Quasi la totalità delle civiltà veniva infatti identificate come socialiste, neo-fondamentaliste o colpite dal dominio del capitalismo digitale. Si possono trovare esempi relativamente in George Orwell (“La Fattoria degli Animali” e “1984”), Alan Moore (“V per Vendetta”, da cui è stato l’omonimo film) e Isaac Asimov (“Io Robot”).

Inoltre, anche la saggistica ha sempre riservato ampi spazi di discorso alle teorie di società utopistiche che eliminassero la divisione in classi della società o le rendessero meritocratiche. In quest’ultimo caso è un bellissimo l’esempio “La Repubblica” di Platone, scritto addirittura nel V secolo A.C.. Altrimenti basta rimanere in Italia, con l’opera immortale di Tommaso Campanella, “La Città Del Sole”, che narrava di una ipotetica civiltà avanzata socialmente dal quale trarre ispirazione. Fino ad arrivare a Karl Marx, del quale basta citare l’immortale opera “Il Capitale”, che si delinea forse come la più importante opera di critica al sistema capitalistico della storia (nonchè di sua analisi), con speciale occhio verso la schiavitù della classe del proletariato.

Il mondo che conosciamo, essendo da sempre stato soggetto a questa divisione nella popolazione, non poteva far altro che produrre innumerevoli opere su questo argomento, qualsiasi fosse l’estrapolazione artistica o culturale dello scrittore, del saggista o del filosofo. Sebbene fino ad ora mai abbiano cambiato questa categorizzazione, è altresì vero però che ci abbiano donato innumerevoli ed importantissime analisi, in grado farci meglio comprendere la natura del problema.



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