Storia

Giornata della Memoria, la Shoah nelle parole dei poeti

Esprimere l’Olocausto è sempre difficile: perché l’orrore è difficile da esprimere. Ecco allora venire in nostro aiuto le parole leggeri, ma solo a primo acchito, della poesia. La poesia che, allora come adesso, sorvola a volo d’uccello la tragedia dell’Olocausto, cogliendone gli aspetti essenziali, tragici, e i risvolti, i dettagli. Poesie famose, alcune, altre invece meno celebri, e comunque intense.

 


Autore : Maria Grazia Roversi

Il giorno della Memoria nelle parole dei poeti
Il 27 gennaio è uno dei giorni più difficili dell’anno. Difficile ripercorre con la Memoria, la Giornata della Memoria. Tornare a luoghi, foto, racconti sempre più lontani nel tempo. E sempre meno sono i testimoni diretti della Shoah, l’olocausto di circa sei milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti.
Per questo vale la pena, ogni anno, di fare uno sforzo di riflessione e di ascoltare ancora, per quanto ancora sarà possibile, le parole di chi ha vissuto in prima persona quest’orrore. Perché dopo di loro, ci rimarranno solamente i libri. Esprimere l’Olocausto è sempre difficile: perché l’orrore è difficile da esprimere. Ecco allora venire in nostro aiuto le parole leggeri, ma solo a primo acchito, della poesia. La poesia che, allora come adesso, sorvola a volo d’uccello la tragedia dell’Olocausto, cogliendone gli aspetti essenziali, tragici, e i risvolti, i dettagli. Poesie famose, alcune, altre invece meno celebri, e comunque intense. Toccanti, come toccante è il dolore raccontano da chi l’ha vissuto, ed è sopravvissuto: non tutti, però, sono riusciti a vedere il sole di nuovo oltre i cancelli dei campi di concentramento.

Parole leggere, che toccano nel profondo
Celebre la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo”. Spesso utilizzata nelle scuole, per far capire la tragedia dell’Olocausto alle menti dei bambini, questa poesia è un inno e non una maledizione, come potrebbe apparire a primo acchito.
“Meditate che questo è stato” dice Primo Levi. Badare bene, non semplicemente “Ricordate” ma “meditate”. Perché il 27 gennaio non rimanga una giornata di memoria con la ‘m’ minuscola. Meditare, per cercare di sondare quello che non sembra poter essere capito.
La struggente poesia di un ragazzo, rimasto anonimo, trovata nel Ghetto nel 1941, dice “Ma oggi, oggi sarò contento, / e ad ogni amaro giorno dirò, / da domani, sarà triste, / Oggi no”.
Fa riflettere questa volontà di vivere la vita, da parte di un ragazzo che si trovava in un ghetto, forse finito, chissà, in un campo di concentramento.
Poesie che toccano nell’intimo e fanno riflettere su come possa vedere la vita una persona che viene messa di fronte alla fine: ingiusta, crudele, prematura, violenta.



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