19 ottobre 2019
Comunicazione

La funzione camaleontica della radio

Socialmente parlando la radio è stata ed è tuttora uno dei più potenti e diffusi mezzi di comunicazione. Nel corso del tempo però è cambiato il modo di percepirla, si è passati da un semplice ascoltare ad un interattivo prendervene parte.

 


Autore : Matteo Franceschini

La nascita delle trasmissioni radiofoniche in Italia

Anni Venti del Novecento: viene trasmessa la prima trasmissione radiofonica. Una novità eclatante che aveva portato stupore e meraviglia, un mezzo di comunicazione modernissimo e soprattutto veloce per quel periodo storico. Un modo diretto per intrattenere e coinvolgere gli ascoltatori, entusiasti di un mezzo così all’avanguardia.

La Radio ha avuto, in particolar modo ai suoi albori, e ha oggi giorno, in maniera differente, una funzione sociale molto importante: è stata uno strumento privilegiato per diffondere informazioni e promuovere iniziative del panorama socio-politico, iniziative capaci di coinvolgere e valorizzare le cosiddette “fasce deboli”; è stata uno strumento educativo anche perché ha garantito la diffusione della lingua italiana. In questo lasso di tempo la radio è stata una vera e propria portatrice di cultura, basti pensare che la gente si riuniva per ascoltare musica, una trasmissione sportiva o uno spettacolo comico. La radio ha avuto un ruolo determinante anche durante la grande depressione, perché forniva una conveniente forma di intrattenimento.
Le trasmissioni radiofoniche non erano indirizzate solo ad un élite, ma coinvolgevano tutti.
Accomunare varie classi sociali sotto le stesse frequenze ha portato sempre più attrazione verso un nuovo modo di fare notizia.

Il ruolo della radio tra le due guerre e la ripresa

Dalla prima radiocronaca tra Italia e Ungheria del 1934 alla trasmissione che mandava in onda l’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935 si comincia a diffondere la cronaca in diretta dai luoghi in cui si svolge un evento. Questo processo ancora una volta segna un punto di svolta da cui la radio riparte quando si è ormai vicini all’inizio del secondo conflitto mondiale.

È proprio in questo delicatissimo momento storico che le trasmissioni radiofoniche assumono una valenza ancora più importante. Divengono uno strumento di cui non se ne può fare a meno.
È un modo per la popolazione civile di restare connessa al mondo, di ricevere informazioni dal fronte. La radio, in questo momento storico, acquista un significato più profondo: diviene un escamotage con cui disinnescare la paura, l’incertezza di quello che potrebbe accadere, ma soprattutto un modo per accrescere la speranza e la resistenza attraverso una ricerca spasmodica di notizie e informazioni. L’attesa della trasmissione radiofonica era paragonabile a quella per un oracolo o un segno premonitore.

Durante la guerra la radio si ritrova così tra due fuochi: da una parte diventa un mezzo grazie al quale bisogna lottare e resistere, poiché la gente riunendosi per ascoltare gli aggiornamenti si dà forza e inconsciamente trova il modo di superare le difficoltà. Dall’altra c’è chi vede la trasmissione radiofonica come un ostacolo proprio per questo meccanismo di resistenza che innesca. Motivo per cui le radio, soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale, verranno bandite. Ben presto così, nei paesi governati da regimi dittatoriali, la radio assume una funzione prettamente politica, venne bypassata la sua funzione per il sociale e fu prettamente sfruttata per fini propagandistici, per ottenere il consenso delle masse spingendole a pensare a senso unico.

Gli anni che seguono sono un crocevia per l’importanza della radio nella vita del radioascoltatore. La trasmissione radiofonica inizia ad assumere un’impostazione precisa e delineata. Nasce il giornale radio che si occupa di notizie di cronaca sia a livello nazionale che internazionale. Queste notizie devono arrivare a chi ascolta come una testimonianza, non come un qualcosa di impostato. Attraverso le cronache radiofoniche la gente assiste alla ripresa post bellica: la radio diviene specchio della vita di tutti i giorni.

Contemporaneamente però si assiste all’ascesa delle televisioni e ancora una volta la radio si ritrova a cercare nuove strategie per competere con questo nuovo mezzo di comunicazione di massa. La novità di questi anni è un’attività h24, programmi che vengono trasmessi in qualsiasi fascia oraria. Così facendo è possibile accompagnare in qualsiasi momento il radioascoltatore. La radio diventa la compagna ideale per affrontare la giornata, sia per l’immediatezza delle informazioni che per la capacità di accontentare un gran fetta di pubblico.

Negli anni avvenire c’è un incremento di giovani e ragazzi che si avvicinano al mondo della radio, che viene vista anche come uno strumento per mettersi in gioco. Una nuova era sta per travolgere il mondo radiofonico e con esso tutto ciò che lo circonda: l’avvento della radio libera. Quello delle radio libere è un modo alternativo di andare in onda, la maggior parte di esse nascono semplicemente dalla voglia di aggregazione e di lanciarsi di molti giovani. Il voler entrare in contatto con un mondo che fino a quel momento era stato visto solo da fuori, ma che aveva un fascino a cui difficilmente si riusciva a dire no. I giovani si fanno portatori di un nuovo modo di fare radio, che a sua volta continua a cambiare, assumendo sfumature e sfaccettature sempre più varie. La funzionalità della radio in questi anni va di pari passo alla creatività di tutti quei ragazzi che vivono e sentono profondamente lo spirito e l’importanza di un mezzo così simbolico.
L’avvicinamento dei giovani al mondo radiofonico sicuramente è anche figlio della contestazione studentesca del 1968. Ancora una volta la funzione della radio torna ad essere sociale, infatti i temi principalmente trattati durante i moti studenteschi vertono sul costume e sulla società.


Dal 2000 ad oggi: la funzione digitale della radio.

Nell’immaginario collettivo, chiunque pensava alla radio vedeva una persona dietro un vetro con una cuffia in testa ed un microfono davanti pronta a raccontare quello che stava succedendo fuori dallo studio di registrazione.

Il ruolo e la funzione della radio nel corso degli anni è cambiato o meglio si è dovuto adattare all’evoluzione della società. Questo processo evolutivo è stato sussidiato dall’avvento del digitale. I rinnovamenti imposti dalla digitalizzazione sono stati subito tangibili: si è passati da un’attività sociale ad una multifunzionalità.

«Arriva alla gente, entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera ma veramente mi piace ancor di più perché libera la mente» (dal testo “la Radio” di E. Finardi)

Prendendo spunto da questa frase del 1970 di Finardi sulla bellezza della radio si può riflettere su un dato di fatto: il passaggio da una radio analogica ad una digitale ha segnato il punto di svolta tra l’evento radiofonico come mezzo di aggregazione sociale a contenitore di entità, che hanno preso parte attivamente alla trasmissione interagendo attraverso messaggi e chiamate. L’introduzione di uno scambio tra speaker e ascoltatore ha portato un cambiamento sostanziale sia a livello linguistico sia a livello relazionale.

Nonostante tutti questi cambi ed evoluzioni, la radio ha saputo resistere e reagire restando la radio “di tutti”. Un’altra caratteristica che ha permesso alla radio di non finire travolta dall’avvento di internet è stato il fatto che ha dimostrato di sapersi adattare allo sviluppo di nuove forme di distribuzione dei contenuti musicali, riuscendo così a convivere con esse, ne è dimostrazione un dato di fatto: una grossa fetta (75-89%) di chi ascolta musica in digitale poi ascolta anche la radio. La radio, dunque, è un mezzo di comunicazione che non invecchia anzi tende a migliorare, superando le rivalità provenienti da Internet. Continua ad essere un valido punto di riferimento per tutti coloro che ascoltano musica, ma anche per chi vuole discutere su determinati temi. La sua duttilità permette lo scambio ininterrotto tra sociale e social.



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