numero 19
10 febbraio 2019
Musica

Il diritto d’autore e la musica “liquida”

Il diritto d'autore o copyright, come viene definito nei paesi anglosassoni, è un’istituzione giuridica relativamente giovane e se ne può datare la nascita, orientativamente, tra la fine del quindicesimo secolo e l'inizio del sedicesimo, ovvero, all’indomani dell’invenzione della stampa da parte di Gutenberg.

 


Autore : Maria Rita Esposito


Oggi per riprodurre una canzone, stampare un libro o utilizzare l’immagine di un certo quadro è necessario richiedere l’autorizzazione dell’autore e pagare i diritti legati allo sfruttamento di tale creazione. Le cose, però, non sono andate sempre così, anzi in passato – prima dell’introduzione del concetto di diritto d’autore – gli artisti non potevano vantare alcun diritto sulle loro creazioni.

Con il termine diritto d’autore si intende il diritto dell’autore di un’opera – sia essa letteraria, musicale o plastica – di disporre di essa in maniera esclusiva. In virtù di tale diritto, l’autore può decidere se e quando pubblicare la sua opera, impedire eventuali modifiche, o, utilizzi a lui non graditi e percepire i relativi compensi legati allo sfruttamento della sua creazione. Il diritto d’autore o copyright, come viene definito nei paesi anglosassoni, è un’istituzione giuridica relativamente giovane e se ne può datare la nascita, orientativamente, tra la fine del quindicesimo secolo e l’inizio del sedicesimo, ovvero, all’indomani dell’invenzione della stampa da parte di Gutenberg.

In quegli anni, infatti, cominciò a farsi strada una maggiore consapevolezza della necessità di tutelare i diritti (soprattutto economici, ndr) dei soggetti coinvolti nella creazione e nella diffusione di un’opera. Per convenzione, quindi, la nascita del diritto d’autore si colloca nei decenni immediatamente successivi all’invenzione della stampa (1454) a seguito della necessità dei primi editori di difendere i propri investimenti. L’esigenza di tutelare la paternità delle ‘opere d’ingegno’, però, veniva sentita già in tempi più antichi. Parlare di copyright vero e proprio in antichità potrebbe essere eccessivo, dal momento che – in quel periodo storico – agli artisti non veniva riconosciuto nessun diritto di esclusiva sulle proprie opere, né percepivano alcun compenso economico. Ad essere tutelata, però, era la paternità delle opere d’arte e in alcuni casi gli autori di ‘plagio’ andavano incontro a severe punizioni.


L’evoluzione del diritto d’autore nella storia

Nell’Antica Grecia, ad esempio, le opere letterarie potevano essere liberamente riprodotte, ma, veniva punita l’indebita appropriazione di paternità. La paternità dell’opera era tutelata anche nell’Antica Roma, dove, però, tutti i diritti patrimoniali appartenevano ai librai. L’autore, però, aveva il diritto di decidere se far pubblicare o meno la sua opera. In antichità, i poeti e gli artisti non traevano sostentamento dallo sfruttamento delle proprie creazioni, bensì dalla protezione dei mecenati, quindi, l’aspetto pecuniario legato allo sfruttamento delle opere interessava esclusivamente i soggetti impegnati nella diffusione.

Con il Medioevo e il confino delle opere d’arte entro le mura dei monasteri e delle corti, la circolazione della cultura era molto limitata e di conseguenza il problema della tutela del diritto d’autore non era molto sentito. L’invenzione della stampa nel 1454 rappresentò, come già detto, il punto di svolta nella nascita del copyright e aprì la strada a quello che poi sarebbe diventato il moderno diritto d’autore. Un primo embrione di quella che, poi, si evolverà in vera e propria tutela giuridica della paternità del prodotto artistico, si ebbe a Venezia, alla fine del quindicesimo secolo, con l’introduzione del privilegio di stampa.

Per il primo esempio di legge sul diritto d’autore bisogno attendere, però, il 1709 con la promulgazione in Inghilterra del cosiddetto “Copyright Act” in cui per la prima volta si introduce il concetto di diritto d’autore in senso moderno. In Italia il primo decreto sul diritto d’autore risale al 1799 e fu promosso dal governo rivoluzionario piemontese. La prima vera legge italiana sul copyright è quella del 1865 che sarebbe rimasta in vigore fino al 22 aprile 1941, quando venne promulgata la Legge 633. Legge che, tutt’oggi, regola il diritto d’autore nel nostro paese. Nel corso degli anni la legge ha subito numerose modifiche per adattarsi all’evolversi dei mezzi di comunicazione e più di recente per conformarsi alle nuove direttive europee sul diritto d’autore.


Il diritto d’autore nella musica: l’evoluzione delle tecnologie

Questo excursus sulla storia del diritto d’autore ci porta a tempi più recenti e alla sua applicazioni a tutti i campi dell’ ingegno e della creatività, primo tra tutti quello musicale. Nell’ultimo secolo, con la diffusione e l’evoluzione delle tecnologie applicate all’incisione e alla riproduzione della musica, il problema della tutela del copyright si è fatto sempre più pressante. Per molti secoli la fruizione della musica è stata confinata all’interno di corti, palazzi signorili e teatri. Per poter ascoltare la musica, fino alla prima metà del Novecento, occorreva, infatti, uscire di casa.

Con l’avvento dei primi grammofoni, agli inizi del ventesimo secolo, è iniziata una vera e propria rivoluzione musicale che conoscerà una veloce e inesorabile evoluzione. Tra le tappe principali di questa rivoluzione possiamo individuare alcune date precise. Il 21 giugno 1948, ovvero, la data della pubblicazione da parte della Columbia Records del primo 33 giri in vinile, gli Lp che in breve tempo soppiantarono definitivamente i vecchi 78 giri. Il 1982, l’anno in cui vengono immessi sul mercato i primi Cd. Con l’introduzione del supporto in policarbonato nella musica inizia anche la stagione della “pirateria musicale”. I CD, infatti, sono facilmente duplicabili e quasi immediatamente si sviluppa un mercato parallelo di CD contraffatti.

Tra il 2005 e il 2006 si registra una svolta rivoluzionaria: con il Digital download la musica diventa liquida. Grazie a internet e alla condivisione delle informazioni, per ascoltare la musica non occorre più un supporto materiale, ma, basta scaricare un mp3 della canzone che si vuole ascoltare. Mp3 portatili e IPod rivoluzionano il modo di ascoltare la musica di milioni di utenti nel mondo. A partire dal 2010 il download viene sostituito da un nuovo modo di fruire la musica, lo streaming. Piattaforme come Spotify consentono lo streaming on demand di ascoltare brani di centinaia di artisti. Per ascoltare l’hit del momento, o, la propria canzone preferita, oggi, non occorre andare al negozio di dischi per acquistare un Lp, o, un CD, e non serve neanche scaricarla dal computer, tutto ciò che occorre fare è digitare il titolo su YouTube, o, su Spotify e predisporsi all’ascolto.

Da quanto detto finora è evidente come il problema del copyright nella musica abbia acquistato importanza crescente nel tempo, di pari passo con l’evoluzione tecnologica del settore.


La Legge 633/41: le tutele per autori e case discografiche

Il diritto d’autore nella musica è tutelato dalla Legge 633/41 e estende il rispetto del copyright per 70 anni dopo la morte dell’autore. Trascorso tale lasso di tempo l’opera diviene di pubblico dominio e può essere riprodotta ed eseguita da chiunque, senza dover pagare agli eredi, o, alle case discografiche detentrici dei diritti d’autore, alcun corrispettivo economico. Nel caso di opere con più autori, il calcolo dei 70 anni decorre a partire dalla morte dell’ultimo coautore. Per tutte le opere ancora soggette a copyright, invece, è necessario richiedere l’autorizzazione a chi ne detiene i diritti, quando possibile con la mediazione della SIAE.

La legge italiana è particolarmente restrittiva nel caso delle produzioni musicali, garantendo i diritti economici, di fruibilità e di riproduzione esclusivamente agli autori, agli eredi e alle case discografiche. Per sapere se un’opera musicale è protetta da copyright e chi ne detiene i diritti d’autore si può consultare il “Registro pubblico generale delle opere protette ai sensi della legge sul diritto d’autore” istituito presso il Ministero dei beni culturali.


Caratteristiche del diritto d’autore nella musica

Il diritto d’autore per concretizzarsi non richiede alcuna registrazione dell’opera, come nel caso di marchi e brevetti, ma, basta il solo atto creativo. Nella musica i diritti d’autore nascono in tre casi:

  • Quando una melodia viene scritta su uno spartito
  • Quando viene registrata
  • Quando viene eseguita per la prima volta

Basta che si verifichi anche una sola di queste tre condizioni per la nascita dei diritti d’autore su una data musica, canzone, opera musicale, ecc. Nel diritto d’autore in musica, inoltre, bisogna distinguere tra tre elementi soggetti a tutela, che sono: le composizioni, le esecuzioni e i fonogrammi, ovvero, l’opera registrata.

I detentori dei diritti di questi tre elementi possono essere:

  • Autore composizione musicale
  • Interpreti ed esecutori
  • Produttore fonogrammi ( casa discografica)

Il primo soggetto è colui che vanta i diritti d’autore veri e propri, gli altri due soggetti, invece, godono dei diritti connessi al diritto d’autore. Il diritto d’autore applicato alla musica è, quindi, un discorso molto complesso, poiché, coinvolge numerosi soggetti e non presenta confini ben definiti come nel caso di altre tipologie di creazioni artistiche.


La Direttiva Europea sulla Riforma del Copyright e art. 13

L’ultimo, fondamentale tassello nell’evoluzione del copyright, in ordine di tempo, è stato posto il 12 settembre 2018, solo poche settimane fa, con l’approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo della proposta della Riforma Europea sul Copyright, che punta a fissare le linee guida a livello europeo sul diritto d’autore. La votazione ha dato il via libera ai negoziati con il Consiglio e la Commissione, per trovare l’intesa sul testo. Prevista per gennaio 2019 la votazione definitiva, a seguito della quale tutti gli Stati membri dovranno uniformarsi alla direttiva.

La riforma europea del copyright si è resa necessaria per ovviare al vuoto normativo che negli anni ha consentito a piattaforme che ospitavano contenuti caricati dagli utenti di non pagare i diritti d’autore per i contenuti creativi. Negli ultimi due decenni, infatti, un elemento è intervenuto a rivoluzionare il modo della musica e delle arti in generale: internet. La nascita di internet, la diffusione di piattaforme di social sharing, una tra tutte YouTube, non solo hanno modificato radicalmente le metodologie di fruizione della musica e dei prodotti video, ma hanno posto un grave problema in termini di tutela del copyright.

L’articolo che riguarda la tutela del diritto d’autore nella musica è nello specifico l’articolo 13. In particolare questo articolo punta a rivedere i rapporti tra le piattaforme come YouTube e Spotify e gli autori e editori dei contenuti condivisi. La normativa europea impone a queste piattaforme di dotarsi di un algoritmo in grado di verificare tutti i contenuti prima della pubblicazione e bloccare la condivisione di quei contenuti che violino il copyright. L’articolo 13 prevede l’adozione di filtri preventivi capaci di verificare se i contenuti in fase di pubblicazione violino i diritti d’autore e, nel caso, eliminarli dal sito o mostrarli solo con delle pubblicità. I ricavi di queste ultime saranno poi condivisi con i proprietari dei diritti.

La discussione in atto in Europa e nel mondo sul copyright e sui limiti della tutela dei diritti d’autore affonda le sue radici nei secoli. Da sempre l’uomo con il suo ingegno ha dato vita ad opere artistiche e da sempre si è avvertito il bisogno, più o meno consapevole, di tutelare il valore della produzione artistica. Con l’avvento di internet, la caduta di barriere spaziali e temporali, la diffusione della conoscenza ha mutato forma. La musica è diventata ,”liquida” e riuscire a confinarla in spazi limitati è diventata una sfida sempre più ardua da affrontare.



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