Letteratura

L’uomo che ha tradotto in latino la Divina Commedia

Antonio Bonelli è un medico, ormai in pensione, che ha deciso di tradurre la Divina Commedia in latino: la lingua che Dante aveva ripudiato

 


Autore : Maria Grazia Roversi

 

Chi è Antonio Bonelli

Lo si può definire, giustamente, un lavoro colossale. Una fatica di Ercole, per mutuare un’espressione che rimandi alla letteratura. Ma quello di Antonio Bonelli è stato forse un atto di amore.
Antonio Bonelli, ex medico, ha lavorato all’Ospedale dei Bambini di Milano. Ha fatto anche il professore, nell’Università ugandese di Kampala. Ha scritto saggi, poesie, ed anche un piccolo romanzo.
Non è un latinista, non nel senso accademico. Ma è fin da piccolo un amante del latino, motivo per cui ha deciso di tradurre la più grande opera di Dante Aligheri (nonché una delle pietre miliari della letteratura italiana) dal volgare in latino.

“Finirò all’inferno per questo?”

Un’opera folle? Può anche essere che lo sia stata, ma se non altro adesso Antonio Bonelli può dirsi soddisfatto.
Ma anche un po’ preoccupato, come ha rivelato alla Stampa che lo ha intervistato: “Finirò all’inferno?” chiede ai giornalisti. Per aver tradotto la maggiore opera di Dante? Chi lo sa, certamente entra di buon diritto nella schiera dei dantisti.
Grazie alla sua perseveranza ed al suo coraggio è nata la ‘Dantis Alagherii Comoedia’, edita dal Centro Tipografico Livornese.
Come lo ha imparato così bene il latino, questo distinto medico in pensione?
Ho fatto per anni il chierichetto, quando bisognava conoscere tutti i salmi, saper rispondere in latino a buona parte della liturgia” risponde Antonio Bonelli.
E così, messa dopo messa, e poi anche al liceo, la lingua latina gli è entrata in testa. In tutto il suo indelebile ed imperituro fascino.

Un lavoro imponente

Ma come può una persona nel 2016 avere in testa di tradurre un’opera imponente come la Divina Commedia in latino?
Bonelli ammette che il tutto era diventato una sorta di gioco. Gioco iniziato prima con la traduzione di qualche pagina dei Promessi Sposi, e poi, come si sa, una terzina tira l’altra, fino a formare un canto. Tre anni di lavori, ammette, ma con interruzioni molto lunghe.
Aveva cercato di terminarla in tempo per il 750esimo anniversario della nascita di Dante, nel 2015, ma non vi era riuscito, nonostante sei ore di lavoro al giorno. E dove finirà, Antonio Bonelli, per aver dar vita a questa immensa opera?
Forse nel Purgatorio. Nell’Inferno mi dispiacerebbe. Però, magari, tra i falsari: ‘Hai falsato la mia opera, hai falsato il mio pensiero…’”, ride lui. Un atto di amore, per un poeta immortale, e che regala un po’ di immortalità anche a Bonelli.



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