numero 13
10 dicembre 2018
Comunicazione

I book-blogger e la lettura in Italia

 


Autore : Valeria Martalò


C’erano una volta i Bookbloggers: la nuova cultura nel web 2.0, così si intitolava l’incontro a cui ho assistito in un uggioso novembre a Milano, durante i giorni di Bookcity. Per chi non lo sapesse, Bookcity è una fiera del libro che si tiene ormai da qualche anno a Milano, non di stampo tradizionale: si tratta di diverse conferenze e incontri sul tema del libro e della lettura, che si svolgono in zone diverse della città.

Al Teatro Franco Parenti si sono incontrati Giulia Ciarapica, Cristina Cama, Francesca Marson, Samuela Serri, Saro Trovato, tutti esperti del web e soprattutto della comunicazione sul web, in una sorta di tavola rotonda aperta al pubblico, per discutere della posizione dei bookblogger in Italia. Chi sono i bookblogger? Per lo più giovani (e di sesso femminile), i bookblogger dedicano ogni loro ritaglio di tempo alla lettura e alla discussione sul web, con recensioni, spesso videorecensioni (e allora si parla di booktuber), forum, dibattiti e gruppi di lettura. Sono presenti sui social, hanno una loro voce ben riconoscibile, sono molto seguiti dal loro pubblico e soprattutto sono in grado di muovere il mercato.

Certo, non siamo ai livelli della fashion blogger più famosa d’Italia, ma nel loro piccolo i bookblogger possono anche indirizzare gli utenti a fare scelte diverse. A comprare un libro piuttosto che un altro, a diventare “divulgatori 2.0” a loro volta, a fare magari regali natalizi libreschi. Non ci credete? Tutte le ultime analisi di mercato dimostrano che il passaparola ormai vale più di qualsiasi campagna di advertising, e le aziende se ne stanno accorgendo. Una buona parola spesa per un libro può fare più di un cartellone costosissimo. Non che le opinioni si possano comprare, attenzione: i bookblogger sono quasi tutti intransigenti e sinceri, tengono al loro pubblico ed esprimono soltanto la loro personale opinione.

Durante la tavola rotonda, si è discusso anche del ruolo delle case editrici e del loro rapporto con i bookblogger: spesso, gli uffici stampa sono “tradizionalisti”, non si aprono a questo nuovo tipo di comunicazione, sbagliando, e snobbano i blogger e gli youtuber. Tante altre case editrici, più o meno giovani, hanno invece recepito le novità, e cercano di fidelizzare il loro pubblico anche attraverso il passaparola. Ci sono canali Youtube, come quello di Ilenia Zodiaco o di Valeria Benincasa, che fanno numeri tutt’altro che trascurabili, e che parlano di libri e letteratura con competenza e serietà. Così come ci sono blog letterari di tutto rispetto, come Nuvole d’inchiostro di Francesca Marson, che parla di libri e autori non sempre mainstream, e Libreriamo che è molto presente sui social e che punta al coinvolgimento emotivo degli utenti/social addicted (secondo un’indagine Blogmeter, Libreriamo è leader nel coinvolgimento su Facebook).

Insomma, uno scenario giovane, variegato e variopinto, che spesso non viene compreso appieno. A volte una passione può diventare anche un blog strutturato come una redazione, con un caporedattore e tanti scrittori, altre volte si può aprire una propria agenzia letteraria, ma sicuramente ciò che unisce tutti i bookblogger è la voglia di leggere e di esternare questo amore per la lettura con tutto il mondo. Non solo per coinvolgere i non lettori, ma anche per sentirsi meno soli.



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